Edicola

Svarcaite (Pgeu): in farmacia il servizio vale più del farmaco

04/11/2015 00:11:24
Lituana, due anni di esperienza come farmacista di comunità, un altro di Erasmus all’università di Parma, un biennio alla guida del dipartimento di Pharmaceutical care in Camelia Pharmacy, catena di farmacie del suo Paese. E poi diverse esperienze professionali all’estero, tra Londra e Bruxelles. E’ il curriculum, sintetizzato all’estremo, di Jurate Svarcaite, dall’agosto scorso alla direzione generale del Pgeu al posto del britannico John Chave, che ricopriva la carica dal 2006. L’avvicendamento cade senz’altro in un momento di forte impegno per l’associazione dei farmacisti europei, alla luce non soltanto delle tensioni e dei cambiamenti che stanno interessando alcuni Paesi (Grecia, Italia, Francia, solo per fare qualche esempio) ma anche dei provvedimenti legislativi cui sta lavorando l’Unione e che coinvolgono da vicino le farmacie. Filodiretto ha chiesto al neosegretario generale del Pgeu di parlare dei cantieri aperti e della sua esperienza di farmacista europea.

Il Pgeu sta seguendo con attenzione il percorso di alcuni provvedimenti Ue che, una volta approvati, avranno effetti importanti sul lavoro delle farmacie e dei farmacisti europei. Per esempio, la proposta di revisione della direttiva sui dispositivi medici, attualmente all’esame congiunto di Parlamento e Consiglio: qual è lo stato dei lavori?
Il Pgeu ha accolto positivamente la decisione di aggiornare la direttiva. Sono parecchi i device distribuiti in farmacia e nel prossimo futuro è un “mercato” senz’altro destinato ad allargarsi. La prima richiesta dei titolari, quindi, è avere la certezza di vendere prodotti sicuri e di alta qualità. Quando abbiamo letto la prima bozza di proposta, invece, ci siamo resi conto che il testo dettava obblighi assai simili a tutti gli operatori della distribuzione, eccezion fatta per i produttori. Questo avrebbe imposto alle farmacie nuove incombenze difficilmente rispettabili, con forti ricedute sull’attività quotidiana e senza nessun beneficio sulla sicurezza del consumatore. Per fare un esempio, la proposta introduceva un nuovo sistema di identificazione dei dispositivi mediante codici univoci. Il nostro principale impegno è stato quello di far presente l’importanza di rendere in qualche modo compatibili tali codici con quelli scelti per la tracciatura del farmaco. Il legislatore europeo ha finora dimostrato di saperci ascoltare e in questo come in altri passaggi che suscitavano la nostra perplessità abbiamo avuto positivi riscontri. Siamo convinti che le norme finora approvate porteranno a un mercato dei medical devices sicuro ed efficiente, dal punto di vista produttivo e da quello distributivo.
 
Altro provvedimento “delicato” per la farmacia europea è la proposta di regolamento sui farmaci veterinari. In questo caso dove si è concentrata l’attenzione del Pgeu?
La Commissione europea ha proposto un’ampia riscrittura della legislazione comunitaria sui medicinali veterinari. La proposta contiene alcune importanti novità come la vendita on line di tali farmaci e e il mutuo riconoscimento delle ricette veterinarie. In più, detta alcune modifiche normative in materia di distribuzione di prodotti veterinari. Il Pgeu ha avviato una proficua collaborazione con Françoise Grossetête, relatrice della proposta di direttiva davanti al Parlamento europeo: siamo riusciti a ottenere modifiche al testo che addirittura chiedeva una licenza addizionale per la dispensazione di alcune particolari categorie di farmaci veterinari, e abbiamo fatto sì che le norme sull’adozione di un registro delle vendite fossero lasciate ai singoli Stati membri. La vendita on line dei farmaci veterinari con obbligo di prescrizione è stata al momento proibita ed è stato riconosciuto ai farmacisti il diritto di rifiutare la dispensazione di una ricetta proveniente da un altro Paese Ue sulla base di quanto già deciso per i farmaci per uso umano. Inoltre, abbiamo mantenuto ai farmacisti il diritto esclusivo alle preparazioni galeniche, cosa non prevista nella versione iniziale della Commissione europea.

A che punto sta la proposta di Regolamento?
Al contrario della direttiva sui medical devices, la proposta di Regolamento è ancora nella fase iniziale dell’iter, quindi continueremo a seguirne il percorso nella speranza che il testo rimanga favorevole alla professione.

Nella sua carriera professionale si è occupata a lungo di pharmaceutical care, soprattutto nel suo Paese. In Italia, le farmacie insistono da tempo sui benefici che potrebbero arrivare dall’avvio di programmi di pharmaceutical care che coinvolgano i presidi dalla croce verde. Finora però i risultati sono stati modesti, anche per il solito problema della scarsezza di risorse. Qual è la sua esperienza al riguardo?
Per quanto mi riguarda, sono arrivata alla conclusione che quando si negozia con il “pubblico” - che sia il governo o l’amministrazione sanitaria -non basta indicare il problema, va anche proposta la soluzione. Per esempio, sappiamo che una fetta di asmatici e malati di Bpco oscillante tra il 51 e il 75% usano l’inalatore in modo inappropriato, da cui cure inefficaci e quindi costi aggiuntivi facilmente stimabili. Le farmacie si potrebbero organizzare per accrescere l’appropriatezza, ma per ottenere l’assenso di chi governa non devono chiedere compensi aggiuntivi, devono chiedere una parte delle risorse che si risparmiano grazie alla migliore aderenza alla terapia: meno ricoveri, meno visite dal medico, meno assenze dal lavoro eccetera. Il servizio farmaceutico è un investimento, ma si deve lavorare duro per convincere politici e amministratori che ne vale la pena.  A volte, poi, le pubbliche relazioni sono più importanti di ogni altra cosa.

Nei rapporti con la politica italiana, le farmacie italiane notano spesso - e con dispiacere - una scarsa conoscenza della realtà che caratterizza il servizio farmaceutico, delle norme che lo regolano e delle sue specificità. E’ una constatazione che anche il Pgeu si è trovato a fare nei suoi rapporti con i politici europei?
Il fatto è che queste persone raramente vanno in farmacia, e quando lo fanno l’esperienza che ne traggono non è sempre delle migliori. Per esempio, tendono a valutare quanto spendono con il valore del solo prodotto acquistato, senza rendersi conto così di tutto il lavoro che c’è dietro quella dispensazione. Anche in questo caso, contano innanzitutto buone relazioni pubbliche. Ma serve anche che la professione si mostri orgogliosa, riesca a spiegare ciò che fa e ciò che ancora potrebbe fare se le fossero dati gli strumenti giusti. Dobbiamo quindi essere capaci di assicurare quotidianamente un servizio di qualità, minimizzare le esperienze negative, considerare tutte le persone che entrano in farmacia come un caso clinico. Anche se loro non lo sanno. Tutti quelli che si presentano al nostro banco con un bisogno ci offrono l’opportunità di soddisfarli meglio di quanto si aspettassero. Ecco perché oltre a fare pr, le associazioni dei farmacisti dovrebbero formare i propri iscritti ai più alti standard professionali e alla migliore qualità del servizio.

Il suo curriculum dice che lei ha lavorato e viaggiato molto in Europa. A suo giudizio, si può legittimamente parlare di una “farmacia europea” oppure ci sono tante e tali differenze tra i sistemi dei singoli Paesi Ue che discutere di “modelli” è impossibile?
I sistemi sanitari europei sono indubbiamente diversi. Anche le farmacie possono sembrare differenti, ma ciò che fa il farmacista in farmacia – la pratica al banco, per intenderci – è decisamente simile in tutta Europa. In tutti i Paesi dell’Unione, in particolare, le farmacie del territorio sono profondamente inserite nel tessuto delle loro comunità, tutelano e hanno a cuore la salute della collettività. Il lavoro quotidiano del farmacia è, dappertutto, quello di assicurarsi che i farmaci siano efficaci, che poi è ciò per cui i cittadini e i sistemi sanitari pagano. (AS)

Notizie correlate

22/12/2017

Pgeu, alla segreteria generale designata l’italiana Ilaria Passarani

Sarà l’italiana Ilaria Passarani, attuale direttore del dipartimento Alimentazione e salute del Beuc, l’ufficio europeo dei consumatori, e componente del consiglio di amministrazione dell’Ema, a dirigere da marzo la segreteria generale del Pgeu...
30/03/2016

Dall Pgeu un’altra confutazione delle liberalizzazioni

La farmacia italiana è ai primissimi posti tra i Paesi europei per dotazione di personale laureato: in media si contano 3,9 camici bianchi per punto vendita, subito dietro ai 4,18 delle farmacie austriache e ben davanti ai 3,47 del Lussemburgo (3,47)...
23/02/2016

Smits: farmacia insostituibile per capillarità e professionalità

Le farmacie italiane non hanno nulla da temere dall’e-commerce dei farmaci: l’esperienza degli altri Paesi europei dimostra che il web rimarrà un mercato marginale e la capillarità della farmacia terrà la stragrande maggioranza degli italiani lontani dal web...
19/04/2014

Consultazione Ue sulla tessera professionale europea

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica per conoscere il parere di farmacisti, medici, infermieri e fisioterapisti sulla tessera professionale europea. I destinatari della consultazione sono gli ordini e i collegi, le associazioni...

Cerca

Inserisci il CAP o la località per trovare la farmacia più vicina.
Ricerca farmacia
oppure usa la ricerca avanzata .
Ricerca Farmaco
oppure usa la ricerca avanzata .
Cerchi o offri lavoro in una farmacia? Sulla bacheca cerco e offro di federfarma.it puoi trovare offerte di lavoro legate al mondo della farmacia.

Aggiungi a Twitter Aggiungi a Facebook
Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS! W3C-WAI A
I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Maggiori informazioni