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Payback, l’Aifa aggiorna i conti e la matassa s’ingarbuglia

05/10/2016 00:11:21
Ha suscitato tra le aziende del farmaco un certo stupore la determina Aifa di venerdì scorso che aggiorna l’entità del payback a carico delle imprese per gli sfondamenti della spesa farmaceutica nel triennio 2013-2015. Rispetto alla prima stima, pubblicata dall’Agenzia a luglio, il ripiano imputato ai produttori cresce di dieci milioni di euro, da 1,627 a 1,637 miliardi. E’ un incremento che cambia di poco la sostanza delle cifre, d’accordo, ma il fatto che sia a salire anziché a scendere ha fatto inarcare parecchie sopracciglia, visto che i nuovi conteggi dovrebbero rappresentare la correzione tra la prima quantificazione dell’Aifa e le rettifiche avanzate successivamente dalle aziende produttrici. Vorrebbe dire che le imprese del farmaco, nell’insieme, hanno rivisto a proprio svantaggio i conti di luglio.

Potrebbe anche essere andata così, ma qualche dubbio viene. Perché da tempo le industrie (e anche la filiera del farmaco) avanzano forti perplessità sui conti del pay-back. La storia è nota: tra la primavera del 2015 e il gennaio del 2016 una serie di sentenze del Tar Lazio (relative a una raffica di ricorsi presentati da imprese, distributori e farmacie) congela le disposizioni dell’Aifa che quantificano il ripiano a carico della filiera per lo sfondamento della spesa 2013. In sostanza, per i giudici i calcoli non sono chiari e rischiano quindi di essere sbagliati. L’Agenzia non si oppone e lascia nel cassetto anche i ripiani del 2014 e 2015, finché nel giugno di quest’anno esce il decreto legge 113/2016 per il governo della spesa farmaceutica. In sintesi, il provvedimento promette alle aziende farmaceutiche di mandare in soffitta dal 2017 il sistema del pay-back; in cambio, però, le imprese devono impegnarsi a ripianare entro fine agosto gli sfondamenti dal 2013 al 2015 (che l’Aifa quantificherà il mese prima e le aziende potranno poi rettificare con adeguata documentazione) ed entro il prossimo marzo quello del 2016.

In ottemperanza a tale decreto, l’Agenzia del farmaco aveva pubblicato il 15 luglio i prospetti con i consuntivi di territoriale e ospedaliera per il triennio: se ne ricavavano i già citati 1.627 milioni di euro di payback, da spalmare sulle diverse imprese in base all’entità degli sfondamenti regionali. Il decreto, come detto, consentiva alle aziende di rettificare i conteggi laddove risultassero errori; non si sa se e in quanti l’hanno fatto, ma il risultato è che le nuove tabelle imputano ai produttori dieci milioni in più. E come direbbe un giallista, la matassa s’ingarbuglia. Se le aziende per ora non hanno sollevato appunti è perché i conti veri si faranno quando l’Agenzia busserà alla porta di ogni singola impresa e presenterà gli addebiti. E poi, la maggioranza delle aziende che contestano le stime dell’Aifa si è già mossa, con una nuova raffica di ricorsi sui calcoli di luglio. Tanto che dei 1.627 milioni attesi al primo conteggio ne sono stati pagati finora meno di due terzi.

E le farmacie? Come aveva detto l’Aifa in un comunicato risalente sempre alla metà di luglio, a titolari e grossisti non verrà chiesto nulla perché la legge dice che le due categorie concorrono al ripiano della sola spesa farmaceutica convenzionata, e nei tre anni considerati i consuntivi hanno sempre avuto il segno meno. Quindi niente sfondamenti. Semmai, i titolari di farmacia devono recuperare i 5 milioni di euro versati complessivamente al Ssn per il payback del 2013, contro il quale Federfarma aveva presentato ricorso e aveva vinto. Il sindacato sta valutando con i propri consulenti legali le soluzioni percorribili per sollecitare alle Regioni la restituzione della somma. (AS)

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