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Ddl Stabilità, Ssn rischia taglio di 1,5 miliardi, Regioni si dividono

05/12/2014 00:15:25
La Legge di Stabilità si fa improvvisamente più severa per il Ssn. Che ora rischia di lasciare per strada un miliardo e mezzo di euro, quelli messi dal Patto della Salute per incrementare il budget 2015. Questo almeno è l’orientamento che sta emergendo nella trattativa tra Governo e Regioni sui tagli della Manovra, ora al Senato per l’esame delle commissioni: i 4 miliardi di risparmi che Renzi vuole dai governatori non si toccano perché altrimenti i conti saltano, ma anziché ricadere soltanto sulla spesa delle Regioni che non riguarda la Sanità – come prevedeva in origine il ddl Stabilità – costringeranno a sacrifici anche il Ssn. Che nel 2015, di conseguenza, si dovrebbe ritrovare praticamente con lo stesso Fondo di quest’anno (109,9 miliardi), anziché i 112 del Patto.
Un’intesa ufficiale ancora non c’è ma, come detto, questo è il compromesso verso il quale il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, hanno iniziato a convergere nell’incontro di mercoledì sera al dicastero. Un compromesso che ieri Chiamparino ha cercato di far digerire agli altri presidenti di Regione, riuniti a Roma per fare il punto: «Dei due miliardi di aumento del Fondo previsti per il 2015» ha detto il governatore piemontese alle agenzie «ci facciamo carico noi di un miliardo e mezzo. In cambio, il Governo ci ha dato la disponibilità ad aumentare di 1,1 miliardi all'anno gli investimenti in edilizia sanitaria». La sforbiciata al Fondo sanitario 2015, ha comunque avvertito Chiamparino, non inciderà in alcun modo sui Lea: «Interverremo sugli aspetti organizzativi, maggiore controllo della spesa farmaceutica e migliore funzionamento nell'acquisto dei beni e nell'organizzazione dei servizi».
Sulla farmaceutica, in particolare, Chiamparino ha detto che «non tutta l'attuale spesa è ottimizzata: se si vanno ad aprire un po' di armadi nelle case di tanti pensionati e non solo, si troveranno parecchie medicine e probabilmente non tutte utili. C'è un problema di medicina del territorio, che deve selezionare molto di più l'utilizzo del farmaco. Inoltre c'è il problema degli acquisti: così come la siringa, anche la pillola deve costare in modo più o meno compatibile da tutte le parti».
L’impressione però è che non tutti i governatori siano pronti a sposare la linea di Chiamparino. Il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ha definito via Twitter «brutte notizie» le nuove provenienti da Roma: «niente costi standard ma i soliti tagli lineari che penalizzano chi spende bene, come la Lombardia». Il governatore della Campania, Stefano Caldoro, ha avvertito che c’è il rischio di «incidere sul miglioramento del sistema e soprattutto sulle prestazioni sanitarie». Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha già annunciato battaglia: «Avremo un taglio di 157 milioni di euro, quindi si è avverato ciò che dicevamo: è una pessima notizia e ci opporremo». Ancora più esplicito l’assessore alla Salute del Veneto, Luca Coletto: «Abbiamo dato parere assolutamente negativo a qualsiasi ipotesi di ulteriori tagli alla Sanità nel 2015. Non siamo disposti a trattare su nulla, se non su basi completamente nuove rispetto al passato anche recente».
Ma commenti caustici cominciano ad arrivare anche dai sindacati della Sanità: «Le Regioni accettano nuovi tagli dopo essersi a lungo opposte» scrive in una nota la Fp-Cgil «ci spiace notare come sulla Sanità si stia operando una partita di giro tra il Governo e le Regioni».
Per la metà della prossima settimana dovrebbe cominciare l’esame degli emendamenti al Senato. (AS)

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