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La legge del mercato: in Svizzera le catene tagliano il personale

03/01/2014 23:58:57
Storia esemplare quella che arriva dalla Svizzera, sugli sconvolgimenti che una modernizzazione esasperata della distribuzione farmaceutica può arrecare al sistema. Protagonista della vicenda la catena elvetica Benu, che riunisce un’ottantina di farmacie in tutta la Svizzera e ha per azionista unico il colosso tedesco Phoenix (che ha esteso l’insegna ad altri paesi, Olanda, Ungheria e Repubbliche baltiche tra questi).
Ed è proprio dai vertici della multinazionale che, nei giorni scorsi, sarebbe stata presa la decisione di non accettare più apprendisti a partire dal nuovo anno. L’obiettivo è quello di tagliare i costi ma la novità ha messo subito in subbuglio i farmacisti ticinesi: la fase dell’apprendistato, infatti, è una tappa cruciale del percorso formativo dell’assistente di farmacia, un collaboratore con diploma triennale che svolge attività di vendita nell’area “no prescription” e supporta il titolare nella gestione dell’esercizio (magazzino, reparti eccetera). Attualmente, soltanto nel Cantone Ticino lavorano 800 assistenti di farmacia e gli apprendisti sono 120, 40 dei quali con contratti sottoscritti lo scorso anno.
L’intento della catena Banu, ovviamente, è quello di “tagliare” questi collaboratori specializzati per sostituirli con personale generico non qualificato. Di qui la preoccupazione delle autorità ticinesi - di cui s’è fatto portavoce Gianmaria Zanini, farmacista cantonale (funzionario pubblico cui è demandata la vigilanza sul servizio farmaceutico) - e dei sindacati di categoria. Che hanno già lanciato l’allarme: oltre alla Phoenix, anche altre catene elvetiche avrebbero intenzione di ridurre il costo del lavoro con il taglio delle figure più qualificate e quindi meglio retribuite. Ed ecco dunque la vera faccia della concorrenza: prezzi più bassi, ma servizio peggiore. Sui pomodori in scatola il consumatore se lo può anche permettere, ma sui farmaci? (AS)

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