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La fascia C resta in farmacia, respinti tutti gli emendamenti

07/10/2015 00:20:56
La Camera dice no all’uscita dei farmaci con ricetta dalla farmacia. E’ l’esito della seduta con cui ieri Montecitorio ha completato l’esame degli emendamenti al ddl concorrenza, che oggi torna in aula per il voto finale. Nessuna sorpresa dagli articoli che trattano di farmacia, il 32 e il 32bis: rispettate previsioni e indicazioni dei giorni scorsi, tutte le proposte che in qualche modo miravano a deregolamentare il servizio farmaceutico (dalla liberalizzazione della fascia C all’istituzione della farmacia non convenzionata) sono state bocciate a solida maggioranza, e con margini numerici che non danno spazio a recriminazioni.

Matematica a parte, lasciano il segno anche le considerazioni che si sono levate dai banchi della maggioranza per motivare il no alla deregulation. Donata Lenzi, per esempio, ha ricordato che nel ddl si parla di proprietà di farmacie e non di vendita del farmaco perché il percorso avviato qualche anno fa con il concorso straordinario e l’abbassamento del quorum mirava a «superare le parafarmacie». Il Pd è contrario a moltiplicare le tipologie di farmacia, ha detto ancora Lenzi, «quindi oggi vogliamo riportare all’ordine l’apertura al mercato del 2006, perché la questione da dibattere è se la distribuzione del farmaco sia materia di carattere sanitario oppure rientri tra le attività commerciali. Visto che nel 2009 abbiamo fatto la farmacia dei servizi, direi che la risposta è evidente: le farmacie sono un pezzo del Servizio sanitario sottoposto a regole». Sulla stessa linea Paola Binetti (Ap Ncd-Udc): «Il farmaco non è un prodotto come tutti gli altri, va sempre collocato in una cornice di servizio e di tutela». E servizio e tutela sono anche per Massimo Corsaro (gruppo Misto) ciò che fa la differenza tra farmacia e corner della gdo: «Rimarrà sempre una sostanziale differenza» ha osservato «tra l’accesso al farmaco in un punto vendita impersonale come il supermercato e il contatto diretto con il farmacista in farmacia». E poi, come ha ricordato Alessandro Pagano (Ap Ncd-Udc), tra farmacia e canali concorrenti ci sono squilibri normativi nettamente favorevoli ai secondi: «Le parafarmacie non devono chiedere autorizzazioni all’apertura, non hanno vincoli negli orari e nei turni, né devono sottostare a restrizioni geografiche. E diverse altre cose ancora».

Respinti tutti gli emendamenti sulla fascia C, l’articolo 32 ha visto l’aula dire sì a un’unica proposta di modifica: è quella firmato Gelli, Miotto, Lenzi, Currò (Pd), che integra e dettaglia la disposizione sul trasferimento delle farmacie sovrannumerarie per spopolamento e ubicate nei comuni con meno di 6.600 abitanti. Le ricollocazioni, stabilisce in sintesi il testo, possono avere per destinazione soltanto un comune in carenza di sedi e sono regolate da una graduatoria regionale per titoli che «tenga conto anche dell’ordine cronologico ;delle istanze di trasferimento presentate». Gli spostamenti, inoltre, vanno perfezionati prima «dell’avvio della procedura biennale del concorso ordinario».

Il commento di Federfarma è stato affidato a una nota diffusa in serata. «La Camera» osserva la presidente, Annarosa Racca «ha riconosciuto il valore sociale e sanitario della farmacia e ha fatto prevalere la tutela della salute dei cittadini, salvaguardando la capillarità del servizio e proseguendo il percorso verso  un più organico inserimento della farmacia nel sistema sanitario nazionale. L’Italia, quindi, rimane allineata agli altri Paesi europei, dove il farmaco con ricetta è venduto soltanto in farmacia». Positivo, per la presidente, anche il sì all’emendamento Gelli-Miotto: «La modifica rende concretamente applicabile la norma» spiega Racca «che consente alle farmacie soprannumerarie di trasferirsi senza però sovrapporsi ai concorsi per le nuove sedi».

Soddisfazione dal responsabile Sanità del Pd, Federico Gelli: «I farmaci di fascia C restano in farmacia. Il Partito democratico ha mantenuto gli impegni presi ed ha votato "no" in maniera compatta agli emendamenti che proponevano la libera vendita dei farmaci con ricetta medica». Anche Gelli, poi, smentisce stime e cifre dei liberalizzatori: «Gli interventi attuati dal 2006 a oggi non hanno portato alcun vantaggio ai pazienti, la cui spesa per i farmaci di automedicazione è cresciuta in dieci anni del 2,2%, nonostante una contrazione dei consumi».

Di tutt’altro verso, invece, i commenti che arrivano dai sostenitori della deregulation. «Ancora una volta» recita una nota diffusa da Conad nella serata di ieri «si è preferito tutelare le lobby, che hanno interessi che non sono certo quelli dello sviluppo e della crescita del Paese». «L'impossibilità di vendere farmaci di fascia C nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati» si legge invece in un comunicato del M5S «è assurda ma perfettamente motivabile: le pressioni e connivenze tra la potente lobby del farmaco da una parte e Governo e Pd dall’altra hanno sortito l'effetto desiderato, che va contro i principi di liberalizzazione e concorrenza». Dopo il voto finale di domani, il ddl prenderà la strada del Senato per la seconda lettura. (AS)

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