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Manovra: accelerazione al Senato, saltano tutti gli emendamenti

07/12/2016 00:37:40
La Manovra schiaccia sull’acceleratore e approda già da oggi all’aula del Senato, dove dovrebbe scattare il voto di fiducia che confermerà il testo varato dalla Camera. E’ quanto ha deciso ieri a maggioranza la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, dopo le consultazioni avvenute nella mattinata tra il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dimissionario da domenica in seguito all’esito del referendum costituzionale. Al premier, secondo quanto riferiscono i giornali, il presidente della Repubblica avrebbe chiesto di restare per chiudere l’iter della Legge di Bilancio, mentre da domani il Quirinale dovrebbe cominciare le consultazioni con i partiti.

L’accelerazione impressa alla Legge di Bilancio esclude quindi la possibilità che al Senato possano essere apportate correzioni al testo, cosa che fa sfumare le chance di recuperare l’emendamento (accantonato alla Camera) che innalzava le soglie di fatturato per le agevolazioni della 662/96. Ieri mattina Federfarma ha compiuto una ricognizione tra le forze politiche per verificare la presenza di eventuali spazi, ma purtroppo l’esito è stato negativo. Chiarissime le parole rilasciate ieri ad alcuni giornali da Giorgio Santini, capogruppo Pd in commissione Bilancio: «E’ escluso che la Manovra si riapra».

La piega presa dagli eventi spegne definitivamente anche la querelle aperta la settimana scorsa da alcune rappresentanze territoriali di Federfarma con la richiesta di un’assemblea straordinaria che anticipasse quella ordinaria già convocata per il 14 dicembre. La seduta aggiuntiva, si disse, avrebbe consentito di fare pressione sui gruppi di Palazzo Madama con la Manovra ancora all’esame delle commissioni. I fatti dimostrano che un’assemblea straordinaria convocata per oggi o domani non avrebbe più avuto materia su cui discutere e avrebbe soltanto arrecato un aggravio di spesa per location e organizzazione.

Intanto nel mondo della farmacia si fanno i conti con le ricadute della crisi di governo. Sono parecchi i progetti di legge messi in pista da questo esecutivo che ora si ritrovano davanti un destino ignoto e tra questi vale senz’altro una menzione il ddl concorrenza. Gli ha rivolto un pensiero anche il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, che in un intervento al convegno su semplificazioni e crescita organizzato ieri a Roma dalla stessa Authority, ha ricordato il percorso pregresso del disegno di legge: «E’ in discussione da oltre 600 giorni e ancora non è stato convertito. Inoltre si è accresciuto di temi che con la concorrenza hanno poco a che vedere: il testo approvato dal Governo aveva 33 articoli, oggi ce ne sono 74». Pitruzzella ha anche fatto un confronto con le liberalizzazioni del governo Monti, varate per decreto e velocemente trasformate in legge. E non è un parallelo casuale, perché da tempo il Garante sostiene che sulla concorrenza servirebbero più decreti legge suddivisi per settore d’intervento, anziché un unico e corposo ddl che finirebbe impallinato alle Camere per la convergenza delle diverse lobby.

E’ uno scenario che andrà tenuto presente anche quando si ricomincerà a ragionare sull’attuale disegno di legge per la concorrenza, fermo in Senato da quest’estate. «Al momento il ddl è cancellato dall’agenda» conferma a Filodiretto il senatore di Ap (An-Udc) Luigi Marino, relatore del testo a Palazzo Madama «e rimarrà in tale stato fino a quando non verrà ripreso dal prossimo governo “politico”, che dovrà decidere se concluderne l’iter o riazzerare tutto e ricominciare daccapo». Tra i disegni di legge che saltano anche il ddl Lorenzin sulla riforma degli ordini professionali, con le norme che autorizzano la coabitazione in farmacia di altre professioni sanitarie e che innalzano i termini per il passaggio della titolarità agli eredi. (AS)

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