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Integrativa, perchè l'Antitrust sbaglia bersaglio

08/02/2013 10:47:12
E’ una lettera spedita all’indirizzo sbagliato la segnalazione dell’Antitrust di un paio di settimane fa sui software delle farmacie per integrativa e celiachia. Lo dicono le esperienze che sono state avviate nel corso degli anni dalle Federfarma territoriali, con risultati per la collettività ben diversi da quelli paventati dal Garante: altro che limitazione della concorrenza, dove le farmacie hanno costruito un webcare su protesica, presidi o alimenti, le strutture pubbliche hanno sempre registrato risparmi consistenti sulla spesa e miglioramenti apprezzabili nell’appropriatezza dei consumi.
Il caso che più di tutti fa paradigma è senz’altro quello della Lombardia, tra le prime a mettere in campo un sistema di gestione on line delle forniture (diabete, celiachia eccetera): fanno 13 anni dal primo via al webcare (che oggi collega a tutte le Asl lombarde non solo le farmacie, ma anche diversi negozi specializzati in alimenti per celiachi) e i dati dicono che grazie a questo programma, finanziato esclusivamente dalle Federfarma territoriali, la Sanità regionale riesce a risparmiare sull’integrativa tra il 13 e il 15%. Merito non del mercato ma del software, che tiene traccia dei consumi procapite e li razionalizza: risultato, il paziente passa a ritirare la nuova fornitura solo quando la precedente è finita, anziché accumulare nello sgabuzzino confezioni avanzate.
Risultati analoghi si registrano nel Lazio da circa tre anni, da quando cioè Regione e Federfarma hanno sottoscritto un’intesa sulla distribuzione dei presidi per diabetici. Anche qui l’impiego di un software (sempre a carico del sindacato) per registrare consumi e pazienti ha consentito economie consistenti: per cominciare è stata data una sfoltita alle liste degli aventi diritto – scesi soltanto nel 2010 da 250mila a 170mila – poi la gestione delle forniture ha consento la stessa razionalizzazione già registrata in Lombardia. Risultato, dopo un anno le farmacie avevano fatto risparmiare alla Regione 50 milioni di euro circa.
Dal lazio di nuovo al nord, in Piemonte: a Novara, la prima provincia a sperimentare il webcare (negli stessi anni in cui è partita la Lombardia), i dati dicono che grazie a questo sistema i consumi sono calati in media del 20% soltanto grazie all’appropriatezza, e le stesse risultanze si registrano ad Asti, Vercelli e nelle altre province che hanno adottato la stessa modalità di gestione dell’integrativa. E stime di risparmi attorno al 15% si fanno a Treviso, dove le farmacie hanno lanciato il webcare da questo dicembre.
Sono solo alcuni esempi, già sufficienti però a legittimare il dubbio che forse il Garante sbaglia bersaglio. Un dubbio che diventa certezza a buttare un occhio su quanto sta accadendo ancora in Lombardia. Dove a novembre la Regione ha diramato una delibera per una nuova piattaforma con cui gestire la distribuzione degli alimenti per celiaci, basata su un sistema “tessera+pin” che pare ritagliato su misura per la Gdo ed è invece incompatibile con il webcare delle farmacie. Alle cui obiezioni, la Regione ha fatto orecchie da mercante: o adottate la nuova piattaforma (cosa che comporterebbe costi rilevanti) o siete fuori. Si profila insomma quel rischio di restrizione della concorrenza che paventa l’Antitrust, ma a parti rovesciate e con le farmacie nel ruolo del danneggiato. Ancora più grottesco, il Garante potrebbe essere presto chiamato a dire la sua, perché Federfarma regionale sta valutando l’eventualità di un ricorso dopo aver già impugnato la delibera davanti al Tar.
Ma non basta: la segnalazione dell’Antitrust è fuori tema anche se la si esamina in una prospettiva soltanto “imprenditoriale”. Esemplifica il caso delle Marche, dove le farmacie forniscono gratuitamente alle Asl i dati sui consumi di integrativa e celiachia: di recente, la Regione ha espresso la volontà di allargare la distribuzione di questi prodotti anche in altri canali; nessuna obiezione da parte di Federfarma, che si è solo limitata a porre un aut aut: o gli altri esercizi forniscono gli stessi dati che diamo noi, oppure smettiamo di inviarli. Difficile che l’Antitrust possa eccepire. (AS)

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