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Cronicità, dall’Istat dati utili per la farmacia dei servizi

08/01/2014 23:32:20
Crescono in Italia le persone affette da cronicità (malattie cardiovascolari e respiratorie, diabete, tumori, eccetera) e in particolare coloro che lamentano tre o più patologie croniche. L’indicazione - di estrema utilità per ogni riflessione in chiave farmacia dei servizi - arriva da un’indagine condotta dall’Istat tra il 2012 e l’anno appena passato su un campione di 60 mila famiglie. I dati sono stati pubblicati a fine dicembre e ne fornisce una sintesi sul proprio blog Gavino Maciocco, docente di Politica sanitaria all’università di Firenze. La ricerca, in particolare, valuta in circa 9 milioni (ossia il 14,8% dell’intera popolazione) le persone che soffrono di almeno una malattia cronica grave e in 8 milioni e mezzo (13,9%)quelle che lamentano problemi legati alla multicronicità, ossia la compresenza di tre o più malattie croniche.
L’incidenza di queste due categorie di malati, ovviamente, cresce con l’aumentare dell’età, ma già a 55 anni un italiano su cinque risulta affetto da una cronicità grave e tra i più anziani (over 75) il rapporto sale a quasi una persona su due. Le donne, dal canto loro, presentano per tutte le classi di età, superiori ai 14 anni, tassi di multicronicità più alti degli uomini, ma sono meno colpite da patologie gravi dopo i 50 anni.
Messi a confronto con i risultati di un’analoga indagine condotta nel 2005, poi, i dati rivelano che cronici e “multicronici” sono aumentati in sette anni di circa un punto e mezzo per ogni gruppo, a causa soprattutto dell’invecchiamento demografico. L’incremento è interamente concentrato nelle donne anziane (65 anni e più) per le quali, rispetto al 2005, si osserva un aumento del tasso standardizzato di multicronicità, dal 44,6% al 49,3%.
Merita qualche riflessione anche il dato relativo alla spesa per esami specialistici: rispetto al 2005, aumenta del 19% la quota di persone che ha pagato interamente per tali accertamenti, con un picco netto per le analisi del sangue (+74%). Si tratta quasi certamente di un effetto dell’inasprimento di ticket e compartecipazioni sulle prestazioni erogate dal Ssn, che finiscono per rendere più conveniente (anche alla luce delle attese richieste per molti esami) il ricorso al privato. Lo confermerebbe il fatto che la richiesta di accertamenti specialistici a pagamento intero risulta più frequente al Centro (32,2%) e nel Mezzogiorno (28,6% nel Sud, 27,8% nelle Isole), ovvero nelle aree cui più spesso appartengono le Regioni sottoposte a Piani di rientro (nei quali è onnipresente l’inasprimento dei ticket come misura per attenuare il deficit).(AS)

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