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Federfarma a Renzi: non si smantelli il servizio farmaceutico

09/02/2015 01:29:48
Il presidente Renzi impedisca che nel ddl concorrenza vengano confermate misure dall’impatto devastante per l’efficienza del servizio farmaceutico. E’ l’appello che Federfarma ha lanciato ieri in un comunicato nel quale si torna sugli interventi prospettati dalla bozza in gestazione al ministero dello Sviluppo. «Consentire l’acquisto nei supermercati di medicinali con ricetta medica e permettere un aumento indiscriminato del numero delle farmacie» ribadisce il sindacato «significherebbe negare in brevissimo l’accesso all’assistenza farmaceutica a 20 milioni di Italiani, coloro cioè che risiedono nelle zone più disagiate del territorio, dove la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario disponibile».

Le stesse considerazioni compaiono in una nota che Federfarma ha inviato al presidente del Consiglio, nella quale si sottolinea che consentire la vendita nei supermercati dei farmaci con ricetta avvantaggerebbe soltanto le multinazionali del commercio: «nel giro di pochi mesi moltissime farmacie si troverebbero costrette a chiudere, con il risultato che si ridurrebbero i punti di accesso al farmaco; sopravvivrebbero soltanto quelli ubicati nelle zone commercialmente più redditizie, che peraltro finirebbero per essere gestiti con logiche soltanto commerciali e speculative».

In cambio della distruzione di una rete efficiente e capillare quale quella costituita dalle 18mila farmacie convenzionate con il Ssn – piccole imprese professionali che danno lavoro a 55mila laureati e a 40mila non laureati – le misure ventilate nella bozza di ddl non sarebbero di alcun aiuto ai consumatori: «in questi anni» ricorda infatti Federfarma «le farmacie sono state oggetto, più di ogni altro settore, di una serie di interventi di deregolamentazione che ne hanno profondamente modificato l’assetto. Tanto che oggi il settore è ampiamente aperto al mercato, molto di più di quanto avvenga negli altri Paesi europei».

Inoltre, la deregulation cavalcata dal ministero dello Sviluppo economico si colloca in netta controtendenza rispetto «al processo di sviluppo della farmacia dei servizi» avviato dalla Salute per sostenere la territorializzazione e la deospedalizzazione della Sanità. «Il Governo» prosegue il comunicato «deve decidere se vuole una farmacia professionale, impegnata sul fronte sociale e fortemente integrata nel Ssn, oppure un punto vendita commerciale, interessato soltanto a macinare profitti».

Il comunicato di Federfarma rappresenta anche una risposta ai servizi che ieri diversi quotidiani hanno dedicato al ddl concorrenza e alle proposte su fascia C e Pianta organica: «Prevale negli articoli l’idea che le liberalizzazioni siano sempre e comunque qualcosa di positivo» spiega a Filodiretto Annarosa Racca, presidente nazionale di Federfarma «dobbiamo invece convincere una volta per tutte che nel caso del farmaco e della farmacia liberalizzare significa distruggere, desertificare. E che chi si schiera a difesa delle regole, come ha fatto nei giorni scorsi il ministro Lorenzin, si mmupve perché ha a cuore la tutela della salute e vuole preservare un accesso al farmaco il più esteso possibile sul territorio. Sarebbe opportuno che da oggi tutti i titolari diffondessero ogni giorno questi stessi concetti nelle loro farmacie». Per Alfredo Orlandi, presidente del Sunifar, la campagna pro-liberalizzazioni che sta montando in queste ore non deve stupire. «Proprio oggi (ieri, ndr) ho letto un articolo in cui si dice che nel 2014 la Gdo ha perso il 2% in termini di giro d’affari. E’ evidente che sono alla ricerca di nuovi mercati con i quali controbilanciare; normalmente avrebbe fatto rabbrividire l’idea di vedere un medicinale sugli scaffali della grande distribuzione, oggi però nessuno obietta più perché il farmaco è stato ormai retrocesso al rango di bene commerciale, a causa delle equiparazioni tra categorie terapeutiche giocate solo sul prezzo e delle speculazioni basate soltanto sui differenziali di listino tra i paesi, come nel caso del parallel trade». (AS)

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