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Mangiacavalli: da riforma infermieri opportunità per farmacie

09/06/2016 00:20:24
L’infermiere? E’ una delle figure centrali dell’assistenza sul territorio, ma le farmacie sbaglierebbero a considerarlo un concorrente. Perché nel Ssn non esistono professioni più importanti di altre, si deve lavorare in team per offrire al cittadino il miglior servizio possibile. E, in questa cornice, la recente iniziativa dell’Ipasvi per un “bollino” di qualità dell’infermiere libero-professionale rappresenta un’opportunità anche per la farmacia dei servizi. Parola di Barbara Mangiacavalli, presidente nazionale della Federazione dei collegi degli infermieri, che in questa intervista a Filodiretto spiega progetti e aspirazioni della sua professione: nonostante le resistenze talora opposte dai medici, cresce il consenso attorno all’idea che il Ssn non possa più fare a meno di una figura nuova ed evoluta di infermiere, fornito di competenze complesse e collocato in team di cura multiprofessionali nei quali è coordinatore di quella fetta di assistenza che gli appartiene. Sul tema c’è al ministero della Salute un tavolo al quale si è iniziato da poco a discutere, opportuno che i titolari si facciano un’idea degli scenari a venire in chiave farmacia dei servizi.

Presidente, al ministero della Salute si è insediato da un paio di settimane circa il tavolo per la riforma della professione infermieristica: che cosa vi attendere da questo confronto?
Il tavolo è soprattutto scientifico e per questo il documento finale che ne scaturirà dovrà avere come punto di riferimento i bisogni del cittadino. Non c’è una professione più importante di altre, dobbiamo lavorare tutti per assicurare il miglior servizio possibile in un quadro, come quello attuale, di bisogni mutati per epidemiologia, demografia e organizzazione dei servizi. In estrema sintesi, vorremmo che il tavolo fosse l’occasione per stabilire il perimetro definitivo degli ambiti professionali di competenza avanzata e per l’attuazione omogenea sul territorio nazionale di quanto previsto dalla legge 251/2000 in materia di responsabilità diretta e gestione dell’assistenza infermieristica.

E sul territorio quale collocazione auspicate?
Nell’assistenza territoriale la figura dell’infermiere è centrale per garantire la continuità delle cure, diventando parte attiva del passaggio dalla cosiddetta medicina d'attesa a quella di iniziativa. In questo senso, tra le nuove competenze professionali ci sono le cure primarie e i servizi territoriali/distrettuali, secondo un modello che in alcune Regioni è stato definito “l’infermiere di famiglia”. La competenza specifica sarebbe assunta con un preciso percorso universitario e l’infermiere di famiglia potrebbe anche essere ricompreso nell’offerta assistenziale delle Uccp o degli ospedali di comunità, dove gli infermieri gestiscono direttamente le persone con problemi di fragilità in collaborazione con i medici di medicina generale.

Da tempo è in corso tra voi e ordini dei medici una spinosa polemica sulle nuove competenze dell’infermiere. I titolari di farmacia rimangono spettatori disinteressati della querelle, però sono in molti a chiedersi se e quando gli infermieri italiani rivendicheranno la potestà prescrittiva, al pari di quanto già accade in altri Paesi…
La polemica aperta dagli ordini dei medici si è dimostrata sterile e senza fondamento. Per quanto riguarda invece la prescrittività da parte degli infermieri, non è una novità che all’estero siano previste già funzioni più ampie rispetto a quelle del nostro Paese. Tra le varie opzioni c’è anche quella della possibilità prescrittiva, anche se per farmaci di determinate fasce. Direi però che in questo caso sarebbe semmai utile prevederla soprattutto per alcuni presidi utili ai pazienti, dai pannoloni ai cateteri, dei quali l’infermiere è profondo conoscitore perché è lui a gestirli e utilizzarli. La competenza dell’infermiere per alcune tipologie di presidi è stata in qualche modo sancita anche dalla recente scelta Consip di utilizzare come esperti per gli acquisti centralizzati di aghi e siringhe proprio gli infermieri. Ma il discorso è aperto e il primo passo restano comunque le competenze avanzate.

Veniamo alla farmacia dei servizi. Laddove sono già state avviate sinergie tra infermieri e titolari, il gradimento di cittadini e assistiti è stato alto. Dalla vostra prospettiva qual è la valutazione?
Come già accennato, sul territorio non c’è un professionista di elezione e l’obiettivo dev’essere quello di lavorare in team per assistere con efficacia i pazienti. E il team si viene a creare anche grazie alla farmacia dei servizi. Rispetto a tale modello gli infermieri liberi professionisti rappresentano sicuramente una risorsa importante: ne abbiamo circa 40mila, che possono essere coinvolti sia dedicando spazi ad hoc all’interno degli esercizi farmaceutici, sia prevedendo, grazie ai nuovi sistemi informatici, servizi di contatto diretto con singoli o con strutture infermieristiche, dove i professionisti possono organizzarsi in team di assistenza. Ed è anche per questo che tra le nostre prossime azioni abbiamo previsto un accreditamento selettivo degli operatori: è una sorta di "bollino Ipasvi" che certifica le competenze del professionista sul mercato del lavoro nazionale e comunitario, e che alle farmacie potrà servire come garanzia aggiuntiva nei confronti del cittadino.

Farmacie, Uccp, medicine di gruppo, cooperative, sul territorio potrebbe presto scatenarsi una corsa ai servizi – in regime rimborsato così come a pagamento – che rischia di mettere in concorrenza tra loro i vari professionisti del territorio. Come evitarlo?
La collaborazione interprofessionale è l’unica strada per offrire un servizio che risolva veramente i problemi e i bisogni di salute dei cittadini. Una “concorrenza” in questo ambito sarebbe davvero la negazione non solo della logica assistenziale, ma del buon senso: ogni professionista e ogni struttura sul territorio ha il suo ruolo e c’è spazio per tutti. I professionisti da coinvolgere in team vanno dai medici di medicina generale ai pediatri di libera scelta, dagli infermieri ai farmacisti, dagli specialisti territoriali e ospedalieri agli assistenti sociali e così via, in una logica di collaborazione e corresponsabilità, individuando il soggetto responsabile della gestione del percorso di cura. Le strutture di elezione, oltre gli ambulatori dei medici, le farmacie gli ambulatori infermieristici,  sono l’ospedale di comunità che consente l'assistenza alla persona e l'esecuzione di procedure clinico-assistenziali a media/bassa intensità e breve durata, per la gestione appropriata di patologie momentaneamente scompensate o riacutizzate con rischio sociale variabile e i reparti ospedalieri a gestione infermieristica, strutture che consentono di accogliere pazienti affetti da patologie croniche in fase di stabilizzazione e sono adatti a favorire le dimissioni protette. (AS)

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