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Ddl concorrenza alla Camera con Relazione sull’analisi d’impatto

10/04/2015 00:14:10
Segnare sull’agenda perché nei mesi a venire se ne sentirà riparlare spesso spesso: 3012. E’ il numero assegnato dalla Camera al ddl concorrenza, licenziato il 20 febbraio scorso dal Consiglio dei ministri, siglato il 2 aprile dal Capo dello Stato (che ne ha così autorizzato l’iter parlamentare) e assegnato ieri con la numerazione di cui s’è detto alla commissione Attività produttive di Montecitorio. Ne ha dato notizia per primo Il Sole 24 Ore Sanità sul proprio sito web, dove vengono proposti anche la versione finale del disegno di legge e la Relazione sull’analisi d’impatto, ossia la scheda tecnica che deve accompagnare tutti i provvedimenti di provenienza governativa.

Nessuna sorpresa dal testo del ddl, che a proposito di farmacie (l’articolo 32) conferma il doppio intervento su apertura della proprietà al capitale e abolizione del tetto delle 4 licenze per singolo titolare. Offre invece una lettura decisamente più interessante l’analisi d’impatto, dove vengono argomentati e motivati i singoli provvedimenti. A proposito degli obiettivi che si pone la liberalizzazione della titolarità, per esempio, si cita «il contingentamento del numero di farmacie presenti sul territorio nazionale», che ostacola sia «una razionale e soddisfacente distribuzione territoriale degli esercizi basata sulla domanda dei consumatori» sia «lo sviluppo di un’effettiva dinamica concorrenziale». In altre parole, come ripete più avanti la Relazione, la meta «è quella di arrivare a un aumento del numero delle farmacie, per incrementare la concorrenza di prezzo e/o di qualità intervenendo sulla gestione».

L’apertura al capitale, tuttavia, viene argomentata anche con riflessioni del tutto nuove. L’obiettivo cui si mira sul medio-lungo periodo, per esempio, è quello di «modernizzare la distribuzione farmaceutica e la differenziazione dell’offerta», nella consapevolezza che senza tale intervento permarrebbero «gli attuali rilevanti problemi della distribuzione farmaceutica, la cui sostenibilità di lungo termine è pregiudicata sia dall’impatto della crisi economia, sia dalla tendenza a ridurre la spesa pubblica».

Quanto all’abortita liberalizzazione della fascia C, chiude la Relazione, sono state determinanti le considerazioni del ministero della Salute secondo le quali «tale opzione presenta potenziali rischi legati alla sostenibilità dell’attuale assetto della distribuzione farmaceutica e all’esigenza di controllare la diffusione delle specialità farmaceutiche». «La linea sulla quale il sindacato si muoverà nel corso dell’iter parlamentare» è il commento della presidente di Federfarma, Annarosa Racca «sarà quella dettata dall’assemblea nazionale ai primi di marzo: allertare alle forze politiche sui rischi che l’ingresso del capitale nella titolarità arreca al servizio e ottenere ritocchi al testo che mettano paletti e incompatibilità con cui salvaguardare la professionalità della farmacia». (AS)

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