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Mg, riscritto il capitolo sul notturno ma restano i timori

10/12/2016 07:11:08
E’ ripartita con un nuovo Atto d’indirizzo – il terzo di questa negoziazione, un record – la trattativa tra Sisac e sindacati dei medici di famiglia per il rinnovo della convenzione tra Ssn e medicina generale. Diverse le riscritture apportate dalle Regioni alla piattaforma, la più consistente delle quali riguarda la continuità assistenziale e il servizio notturno: l’estinzione delle guardie mediche minacciata dall’Atto d’indirizzo precedente sparisce, ma al suo posto spunta un pacchetto di misure che farà certamente discutere anche tra i titolari di farmacia. Recuperando un vecchio Accordo Stato-Regioni del 2013, infatti, la nuova piattaforma negoziale delega l’organizzazione dell’assistenza notturna alle Asl, che potranno scegliere tra tre modelli alternativi. Prima opzione: apertura di una centrale unica per le cure non urgenti (una sorta di 118 della Guardia medica). Seconda: istituzione di ambulatori di continuità assistenziale h24, gestiti da medici delle cure primarie ad attività oraria (cioè gli ex medici di guardia) integrati dove necessario con personale infermieristico. Terza opzione: creazione di un servizio di continuità assistenziale (in sostanza una guardia medica) con i medici delle cure primarie ad attività oraria, integrato con la rete degli studi di medicina generale per la copertura h24 così come con il sistema di emergenza-urgenza 118.

E’ evidente che se la proposta passasse, l’organizzazione dell’assistenza notturna rischierebbe di differenziarsi persino da Asl ad Asl. E se l’ultima opzione (il servizio di continuità assistenziale) rispecchia in gran parte l’attuale assetto dell’ex guardia medica, la seconda potrebbe avere ricadute consistenti sulla rete delle farmacie; perché non si andrebbe più in là di un ambulatorio h24 per distretto, ubicato quasi certamente in prossimità di un Pronto soccorso, cosa che taglierebbe fuori le farmacie notturne più lontane. E’ lo scenario che dipinge il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, cui la proposta proprio non piace. «E’ roba vecchia» spiega a Filodiretto «proposte poco efficaci che ancora una volta riconducono la riorganizzazione della continuità assistenziale alla sola necessità di sgravare i Pronto soccorso». Per la Fimmg, invece, è ben altra la strada da imboccare: «Noi vorremmo che la continuità assistenziale fosse inquadrata nella cornice dell’autonomia organizzativa della mg e del ruolo unico (un’unica figura di medico di famiglia, che inizia la carriera retribuito per attività oraria e poi evolve gradualmente verso la remunerazione in quota capitaria, mano a mano che crescono le scelte, ndr). I modelli potranno essere l’h16, l’h24 o qualsiasi altra “h” si vorrà, perché a fare da riferimento sarà sempre la presa in carico del paziente».

La stessa filosofia, per Scotti, dovrebbe guidare la riorganizzazione delle aggregazioni complesse della Mg, dove invece il nuovo Atto d’indirizzo continua a risentire della prospettiva centralista e dirigista delle Regioni. «Sparisce la parola “parasubordinato” dalla definizione che la piattaforma dà del rapporto di lavoro del mmg» osserva Scotti «ma nei fatti tutto resta come prima e le scelte continuano a essere calate dall’alto. Il rischio, alla fine, è che i medici finiscano per preferire il lavoro in Uccp o Utap perché in tale inquadramento beneficiano di tutele e garanzie del dipendente, per esempio in materia di rischio professionale». Anche in questo caso, invece, per Fimmg il faro dovrebbe essere l’autonomia organizzativa. «La Sisac continua a parlare del come quando invece dovremmo prima chiarirci sul che cosa» avverte il segretario nazionale della Fimmg «le cure primarie non sono nate per dare una risposta oraria, ma per prevenire i ricoveri impropri che si generano quando il cronico scompensa. E questo lo fai soltanto con la programmazione. Servono quindi modelli organizzativi che consentano ai medici di lavorare in modo pianificato, dal Chronic care model alla Uccp, ma l’organizzazione da cui far discendere tale programmazione devono potersela dare loro, in quanto liberi professionisti. E in questa programmazione ci sarà certamente spazio anche per le farmacie».

Sbagliano invece i titolari ad aver paura delle aggregazioni complesse. «A mio parere» obietta Scotti «dovrebbero avere molto più timore del mancato ricambio generazionale che grava sulla mgperché se non arrivano rapidamente forze fresche, i medici di famiglia finiranno forzatamente per essere centralizzati in ambulatori distrettuali rarefatti, con infermieri e altre figure professionali a fare da cinghia di trasmissione con il territorio e i pazienti». (AS)

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