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Voucher, da Almalaurea i dati che confutano facili generalizzazioni

11/02/2017 07:36:10
«L’utilizzo del voucher va limitato alle situazioni per le quali tale strumento è nato, cioè per il pagamento di prestazioni occasionali». E’ la considerazione con cui la presidente nazionale di Federfarma, Annarosa Racca, interviene nel dibattito acceso da un articolo di Il Venerdì di Repubblica della settimana scorsa, nel quale si riferiva la vicenda di un giovane collaboratore di farmacia pagato a voucher dal suo titolare. «Il contratto di lavoro dei dipendenti di farmacia privata» continua la presidente «riconosce pienamente la professionalità dei farmacisti, tanto che è l’unico a inquadrare al I livello anche i farmacisti neo-assunti e gli apprendisti, i quali per di più diventano automaticamente quadri dopo due anni».

I voucher, ricorda Racca, vanno dunque utilizzati in circostanze particolari, come previsto dalla legge: una sostituzione occasionale oppure una malattia. «I collaboratori sono una risorsa preziosa per le farmacie, che anche in questo momento di incertezza economica sono riuscite a mantenere sostanzialmente invariati i livelli occupazionali. Ed è proprio grazie alle opportunità di lavoro offerte dai presidi della croce verde che i laureati in farmacia riescono a trovare lavoro con maggiore facilità».

Confermano i dati del Rapporto 2016 di Almalaurea sui livelli di occupazione post-laurea: tra i corsi magistrali a ciclo unico, il chimico-farmaceutico è quello che mostra il maggior numero di occupati a un anno dalla laurea (53,6% se si escludono attività retribuite come tirocinii e praticantati, 72,4% se comprese). I livelli occupazionali, poi, migliorano ancora se la rilevazione viene condotta a cinque anni dalla laurea: i farmacisti che dichiarano di svolgere un’attività retribuita sono l’82,8%, e tra questi il 67,8% è assunto con un contratto a tempo indeterminato (gli atipici sono il 14,2%). Nessun’altra classe di laurea fa meglio e chi segue al secondo posto, ossia avvocati e architetti, mostra un tasso di contratti stabili attorno al 20% soltanto.

Le farmacie del territorio contribuiscono non poco ai livelli di occupazione dei laureati. Come rivela il Rapporto, infatti, a cinque anni dal conseguimento del titolo il 68% dei giovani usciti da Ctf o farmacia ha trovato lavoro nei presidi dalla croce verde. E i livelli salariali devono essere più che dignitosi, visto che in media a cinque anni dalla laurea la retribuzione netta mensile di un farmacista si aggira sui 1.380 euro (fanno meglio solo i medici, 1.780 euro, stanno dietro invece veterinari, avvocati, architetti). «Le farmacie sono consapevoli del valore che riveste la figura del farmacista collaboratore» conclude la presidente Racca «ribadiamo, quindi, la nostra condanna nei confronti di qualsiasi utilizzo distorto dello strumento dei voucher». (AS)

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