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Report Transcrime, un ospedale su dieci colpito da furti

11/03/2015 00:07:02
Soltanto nei primi cinque mesi del 2014 sono 37 i furti di medicinali effettuati negli ospedali italiani. In media più di uno alla settimana, che scendono a oltre due al mese se il periodo di osservazione ricomprende anche i tre anni precedenti, fino al 2011 incluso. Su questa lunghezza temporale, infatti, gli assalti sono 110, per un bottino medio a episodio di circa 250mila euro. I dati arrivano dall’ultimo Report di Transcrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale nato dalla collaborazione tra Università Cattolica di Milano e Università degli studi di Trento.

Pubblicato ieri, il rapporto si basa sui dati provenienti dagli articoli di cronaca che riportano attacchi e razzie. I ricercatori di Transcrime hanno così calcolato che, in media, i furti hanno colpito un ospedale italiano su dieci. I prodotti oncologici rimangono la preda preferita (rubati in 52 casi, per un valore totale di circa 55 milioni di euro), seguiti a distanza da immunosoppressivi, antireumatici e biologici.

Anche sui luoghi i rapinatori hanno le loro preferenze. La Campania rimane la regione più colpita dai furti ospedalieri (circa il 30% dei casi registrati tra il 2006 e il maggio 2014), seguita dalla Puglia (il 15% circa) e dall’Emilia Romagna (il 7%). E se i banditi preferiscono le regioni del Sud, ipotizza il rapporto, è forse perché sono più vicine ai mercati dove poi i farmaci vengono rivenduti (Grecia ed est Europa) e perché si possono appoggiare alle organizzazioni criminali del posto (camorra e via di seguito).

Ma la tendenza che più salta agli occhi è l’espansione del fenomeno criminale: nel biennio 2011-2012 i ricercatori di Trascrime contano una ventina di furti, tra 2013 e primi cinque mesi del 2014 gli assalti sono una novantina. Le ragioni? Il traffico di farmaci rubati – assieme a quello dei medicinali contraffatti – sta diventano un’attività estremamente lucrativa, perché i dislivelli di prezzo esistenti tra i paesi consentono alla criminalità organizzata di fare facili guadagni rivendendo dove c’è più richiesta. E la domanda è in crescita: come rivela il rapporto, ad acquistare ormai non sono solo i privati che si affidano a internet per scavalcare controlli e canali distributivi regolari; grazie a operatori compiacenti che “lavano” le confezioni rubate, i farmaci possono finire in ospedali e farmacie di paesi più o meno lontani, dove carenze e irreperibilità obbligano a rifornimenti nel parallel trade. E’ il famoso caso “herceptin” svelato mesi fa dall’Aifa: confezioni del farmaco rubate in alcuni ospedali italiani finirono in Inghilterra dopo essere passate per alcuni operatori italiani, slovacchi, sloveni e ungheresi, grazie a una triangolazione altamente sofisticata. (AS)

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