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Convegno Assofarm: farmacia dei servizi per scardinare la diretta

11/04/2017 06:29:19
Presa in carico del paziente cronico e monitoraggio dell’aderenza terapeutica sono le due carte che le farmacie del territorio devono mettere sul tappeto per scardinare la distribuzione diretta e riappropriarsi della distribuzione di tutti i farmaci di fascia A. E’ il messaggio che arriva dal convegno organizzato sabato a Bologna da Assofarm, il sindacato delle farmacie pubbliche, per una riflessione corale sui limiti del doppio canale e sul suo superamento. Una riflessione che non poteva non avere come riferimento l’esperienza dell’Emilia Romagna, una delle regioni dove il doppio canale “morde” di più. Conferma lo studio che il Centro ricerche Antares ha realizzato per Assofarm: nella regione la diretta rappresenta il 47% della spesa farmaceutica territoriale (fa peggio soltanto la Toscana, con il 50%) ma alle farmacie del territorio arriva in dpc appena il 10% di tale spesa, quando la Toscana fa il 26%, la media nazionale sfiora il 30% e la prima classificata, la Calabria, arriva al 54%.

Dallo studio, poi, giunge un’ulteriore denuncia dell’irrisolta eterogeneità che grava sulla distribuzione diretta, diversa da regione a regione per incidenza, equilibri, remunerazione e scelte organizzative. Nelle regioni del Nord-est, per esempio, la spesa per la diretta rappresenta il 41% della territoriale e la dpc il 19% della diretta, nel Nord-ovest le percentuali sono rispettivamente il 36 e il 26, nel Sud il 39 e il 30, nel Centro il 40 e il 37%. Non c’è una cifra uguale all’altra e gli autori della ricerca fanno fatica a trovare una ratio comune in scelte tanto distanti. Ne viene fuori una babele di sistemi distributivi il cui costo grava sui cittadini e, ovviamente, sulle farmacie del territorio. «La distribuzione diretta ha fatto il suo tempo» ha concluso Ernesto Toschi, coordinatore regionale di Assofarm Emilia Romagna «perché comporta costi indiretti considerevoli e non fa risparmiare. Soltanto la dpc fa risparmiare, e assicura ai cittadini un servizio migliore».

Se vogliono scardinare la diretta, però, le farmacie devono organizzarsi in rete con la medicina generale e le sue aggregazioni complesse, per assicurare la presa in carico delle cronicità e assicurare l’aderenza terapeutica. Lo ha ricordato Nello Martini, direttore generale di Drugs & Health, che nel suo intervento è tornato a parlare di quel «salto di paradigma» al quale la farmacia è attesa di qui a breve. «Stanno arrivando sul mercato farmaci sempre più complessi» ha spiegato «che richiederanno monitoraggio dell’aderenza e gestione del paziente trattato. Se le farmacie non daranno tali servizi, rischieranno di essere emarginate».

Intanto però la battaglia delle farmacie contro la distribuzione diretta sembra alle battute decisive: «E’ ormai chiaro a tutti che i risparmi della distribuzione diretta sono inesistenti» ha detto la presidente di Federfarma, Annarosa Racca «ed è bello vedere che oggi contro il doppio canale c’è un fronte comune nel quale rientrano anche alcune Regioni. Le quali hanno capito che il futuro è la farmacia dei servizi, che fa aderenza terapeutica e gestisce le cronicità, ma perché al contempo distribuisce tutti i farmaci della fascia A e, in dpc, tutte le specialità innovative della diretta. Monitoraggio dell’aderenza? I titolari sono pronti a farlo, come dimostra il progetto avviato nei mesi scorsi dall’Irst di Meldola, provincia di Forlì-Cesena, per la valutazione dell’aderenza terapeutica in oncologia». Sulla stessa linea Egidio Campari, direttore delle Farmacie comunali riunite di Reggio Emilia: «La farmacia non è un centro di costo» ha detto nel suo intervento «non è più tollerabile una diretta che in Emilia differisce persino da provincia a provincia: serve un nuovo approccio e vanno dati nuovi servizi alle farmacie». «Genericazioni e farmaci equivalenti hanno calmierato la spesa farmaceutica per anni» ha ricordato Salvatore Butti, senior director della Business unit  generics, Otc & Portfolio di Teva Italia «ora però la spinta si è esaurita: il prezzo medio degli off patent ammonta a tre euro a pezzo e più sotto non è possibile scegliere. I nuovi risparmi vanno cercati nell’aderenza terapeutica, ma prima vanno formati i medici e i farmacisti del territorio, che non conoscono i farmaci di ultima generazione perché non li hanno ancora prescritti e dispensati».

Un messaggio di apertura è allora arrivato da Antonio Brambillla, responsabile Assistenza territoriale della Regione Emilia Romagna: «Se le farmacie mi propongono un accordo per la presa in carico del paziente sul territorio, d’intesa con i medici di famiglia, firmo anche domani». Se ne può parlare, è stata la risposta delle farmacie, ma non in modo incondizionato: «Per prendere in carico i pazienti» ha detto nel suo intervento il presidente nazionale di Assofarm, Venanzio Gizzi «dobbiamo prima prendere in carico la distribuzione di tutti i farmaci di fascia A». (AS)

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