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Farmaci online, il Ministero chiarisce alla filiera “chi fa che cosa”

11/05/2016 00:21:02
Sull’e-commerce di Sop e Otc va preservata chiarezza di ruoli e competenze, senza invasioni di campo tra chi vende al pubblico, le farmacie, e chi rifornisce all’ingrosso, i distributori. Traccia confini netti la circolare con cui ieri il ministero della Salute è tornato a dettare disposizioni in materia di farmaci online. Il primo intervento, risalente al gennaio scorso, era servito soltanto a dettagliare la normativa di riferimento, il d.lgs 17/2014. Ora invece, dal dicastero arriva una serie di indicazioni a più ampio raggio, mirate a prevenire nella filiera “deragliamenti” per eccesso di creatività.

L’obiettivo della circolare diramata ieri, in particolare, è quello di ribadire una volta di più “chi fa che cosa”. «I distributori all’ingrosso di medicinali» mette infatti in chiaro il dicastero «non possono effettuare la vendita online». Soltanto le farmacie possono farlo, e la commercializzazione a distanza può riguardare solo i Sop «acquistati dalla farmacia», dei quali la stessa «è titolare con il proprio codice univoco» e che sono «conservati presso il suo magazzino». Il Ministero è estremamente chiaro al riguardo e lo ripete più volte: la farmacia «può vendere online solo i farmaci dei quali è già in possesso», un’operazione di vendita «con il codice univoco del distributore» che riguarda farmaci «conservati nel magazzino del distributore stesso, è una vendita di medicinali effettuata da quest’ultimo, quindi da parte di un soggetto non autorizzato».

Anche sui siti il Ministero preferisce evitare i “rimbalzi” tipici del web: l’autorizzazione rilasciata dagli enti regionali competenti, ricorda la circolare, «indica l’indirizzo del sito web utilizzato dalle farmacie». Tale indirizzo è strettamente correlato alla sede fisica che dispensa, quindi non è consentito «l’utilizzo di siti web intermediari, piattaforme per l’e-commerce (marketplace) oppure applicazioni “mobile” per smartphone o tablet». La vendita online, in sintesi, «è ammessa unicamente dal sito registrato» sul portale del Ministero.

Assolutamente vietati, infine, sconti o ribassi sui soli senza ricetta venduti via web. I prezzi, prescrive il dicastero, non posso essere differenti da quelli praticati nella sede fisica; il titolare può decidere se ricaricare o meno sul prezzo le spese di spedizione, ma la scelta va comunicata chiaramente sul sito. E se si adottano operazioni come l’azzeramento delle spese di spedizione oltre un certo importo di spesa, la promozione deve riguardare l’intera offerta merceologica del sito, non solo i farmaci. (AS)

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