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Farmacisti-grossisti, il Tar boccia ricorso contro Ministero

12/01/2017 01:10:40
Il titolare di farmacia che «svolge anche distribuzione all'ingrosso è tenuto a mantenere le due attività separate», al fine di garantire il rispetto della filiera «e gli interessi pubblici inerenti la tutela della salute». E’ uno dei passaggi chiave della sentenza con cui il Tar Campania ha bocciato il ricorso presentato un anno fa da alcuni farmacisti-grossisti per impugnare il parere del ministero della Salute (e la conseguente nota della Regione campana) che, nell’autunno 2015, sosteneva l’insovrapponibilità tra vendita all’ingrosso e al pubblico. Depositata nel novembre scorso, la sentenza merita attenzione perché è la prima che confuta analiticamente le tesi sostenute dai farmacisti-grossisti nei ricorsi finora presentati.

E’ il caso, per esempio, della teoria secondo la quale il d.lgs 219/2006, abrogando l’incompatibilità tra attività di distribuzione e vendita di farmaci, avrebbe introdotto «un tertium genus tra la figura del grossista e quella del farmacista strettamente inteso», una figura unitaria «centro autonomo di imputazione di situazioni giuridiche soggettive diverse per il tramite dell’unica partita iva». Per i giudici campani la tesi è insostenibile: la legge, ricordano, ha fissato una netta differenza tra il ruolo del distributore intermedio, che deve rifornire le farmacie, e il ruolo della farmacia, che deve dispensare esclusivamente all’utenza. La filiera distributiva farmaceutica, infatti, «segue regole rigide» e colloca i diversi attori «in un flusso a senso unico».

I distributori, in particolare, «devono essere in possesso di tutti i requisiti previsti dal d.lgs 219», «devono disporre di idonei locali, installazioni e attrezzature» e devono essere forniti «di un codice identificativo univoco» da utilizzare «in ogni attività di distribuzione». Pertanto, il trasferimento di merce acquistata con codice identificativo della farmacia dal magazzino della stessa al deposito del grossista elude «le disposizioni in materia di distribuzione e tracciabilità», perché inverte il percorso della filiera e «utilizza codici e locali della farmacia per svolgere alcune fasi connesse all'attività di distribuzione». Ma la 219/2006, ricorda il Tar, «non dispone che le farmacie possano espletare attività di distribuzione all'ingrosso».

Le considerazioni del Tar campano, come detto, meritano attenzione perché sembrano riprendere in diversi punti l’impianto teorico che sorregge il protocollo sulle carenze firmato nel settembre scorso da istituzioni e filiera: anche in quel documento, infatti, i firmatari concordavano sulla necessità di mantenere rigorosamente separate le due attività di distribuzione e vendita per preservare la tracciabilità del farmaco, e ricordavano che possono ottenere l’autorizzazione all’ingrosso soltanto coloro che dispongono dei requisiti di legge. Anche il protocollo è stato impugnato dai farmacisti grossisti (davanti al Tar Lazio), ma la sentenza campana dimostra che la partita rimane aperta. (AS)

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