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Saitta: serve una Convenzione che recuperi il tempo passato

12/03/2016 07:18:36
E’ ancora troppo presto per dire quando si potranno aprire ufficialmente le trattative tra Regioni e farmacie per il rinnovo della Convenzione nazionale. E’ sicuro, invece, che il nuovo contratto dovrà tenere conto delle «profonde trasformazioni» che domanda di salute e Servizio sanitario hanno subito nei vent’anni circa trascorsi dal 1998, da quando cioè è scaduta l’ultima Convenzione. Risponde alle domande con cautela Antonio Saitta, 66 anni, dal giugno 2014 assessore alla Salute del Piemonte e da un paio di settimane coordinatore della commissione Salute delle Regioni, il gruppo di lavoro che riunisce gli assessori alla Sanità dei governi regionali. Fresco di nomina, Saitta ha appena ripreso in mano i “dossier” ereditati dai suoi predecessori, e tra questi il rinnovo della Convenzione tra Ssn e farmacie. Forse anche per questo, sul tema il piemontese non vuole sbilanciarsi più di tanto, anche se qualche indicazione è già chiara.

Assessore Saitta, di recente il suo collega Massimo Garavaglia, presidente del comitato di settore Sanità, ha detto che sulla nuova Convenzione partirà a breve un giro di consultazioni con le categorie interessate. C’è già un’idea di quando si inizierà? E quando si aprirà il tavolo di negoziazione vero e proprio?
Non ritengo fondamentale, in questo momento, prevedere una data per l’apertura del tavolo. L’unica certezza è che stiamo operando con una convenzione scaduta dal 1998. In questo lungo periodo la domanda di salute e di conseguenza il Sistema Sanitario hanno subito delle profonde trasformazioni, in termini normativi, strutturali e logistici. Basta ricordare le modifiche apportate nel 2001 al Titolo V della Costituzione, dove tra l’altro, viene stabilito che la tutela della salute rientra fra le materie a legislazione concorrente in capo alle Regioni.

L’atto di indirizzo per la convenzione con le farmacie, licenziato dalle Regioni ormai un anno fa, resta valido o serviranno aggiustamenti?
Ci stiamo ragionando. Come ho detto, il mio primo interesse è quello di rinnovare la Convenzione in modo che, a prescindere dal costo, siano recepite le innovazioni sopraggiunte in questi anni. Tra queste rammento ancora la legge 405/2001, che di fatto ha superato il monopolio delle farmacie nell’erogazione dei farmaci sul territorio e ha introdotto la distribuzione per conto. E poi dobbiamo prendere atto dei mutamenti che ha subito il mercato del farmaco negli ultimi anni: mi riferisco allo sviluppo degli equivalenti, che di fatto hanno avviato un percorso concorrenziale tra le aziende farmaceutiche, e più di recente alla comparsa di farmaci altamente innovativi ma molto costosi.

Alcune Regioni sostengono che per rinnovare la convenzione occorre prima modicare il d.lgs del 2006 servizi in farmacia, per rimuovere l’ostacolo del finanziamento ex ante di questi stessi servizi…
Il problema non è di carattere regionale ma nazionale. Dai vari incontri cui hanno partecipato rappresentanti del Comitato di settore, Sisac e Regioni, è emersa la necessità di una modifica normativa. Affronteremo nuovamente il problema con gli organi competenti per individuare le possibili soluzioni.

Come lei stesso ha lasciato capire, la distribuzione diretta sarà tra i temi della nuova Convenzione. Gli ultimi dati di spesa dell’Ims dicono che ormai la farmacia italiana trae dalla ricetta rossa non più del 60% del suo fatturato. Insomma, le Regioni ripetono a spron battuto che la farmacia è un servizio cruciale del Ssn, ma poi di fatto la emarginano progressivamente dalla distribuzione del farmaco rimborsato. Come se ne può uscire?
Andando a lavorare sull’attuale modalità di remunerazione della farmacia da parte del Ssn: questo sistema non è più compatibile con gli attuali scenari di mercato, sempre più complessi e articolati. La revisione della remunerazione contribuirebbe sicuramente a riportare il farmaco nella farmacia territoriale.

Parliamo di pharmaceutical care: in diverse regioni, le farmacie hanno approntato da tempo proposte articolate per l’erogazione di servizi che riguardano la presa in carico del paziente domiciliarizzato in alcune cronicità ad alto impatto. Finora però le risposte non sono sempre state positive. La nuova convenzione potrebbe diventare l’occasione per dare finalmente il via ad accordi e progetti?
Sicuramente sì. L’impostazione dell’atto di indirizzo emanato dal Comitato di Settore per il rinnovo della convenzione nazionale con le farmacie pubbliche e private pone al centro i servizi di consulenza al paziente, di supporto, di prevenzione, nonché i servizi di ad alta tecnologia e altro. La convenzione è lo strumento ideale per dare la necessaria accelerazione al fine di trasformare la farmacia da punto di erogazione del farmaco a presidio sanitario inserito nella rete del Servizio sanitario nazionale.

Terminiamo con il Piemonte: qual è il disegno della sanità regionale cui state lavorando e, in questo cantiere, quale ruolo immaginate per le farmacie del territorio?
In questo primo anno e mezzo di Giunta Chiamparino, abbiamo lavorato per il risanamento economico della sanità piemontese attraverso la riorganizzazione del sistema, senza mai mettere in discussione né la qualità delle prestazioni né la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza. E' stata ed è ancora un'impresa ardua, certo impopolare ma imprescindibile, per salvare la sanità pubblica dal default e per far uscire il Piemonte dal gravoso piano di rientro dal debito sanitario, aperto fin dal 2010. Ora vediamo finalmente la fine di questo periodo e vogliamo impegnarci per rilanciare il livello della sanità piemontese che conta su eccellenze riconosciute e strutture di primissimo livello. Abbiamo rivisto la rete ospedaliera e stiamo facendo partire la rete di assistenza territoriale. Considerata la capillarità della farmacia sul territorio, il mio auspicio è quello di erigerla a presidio sanitario integrato con il servizio sanitario regionale. (AS)

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