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Remunerazione, Racca: sempre difeso l’accordo del 16 ottobre

12/05/2015 00:49:31
«Il sindacato difese strenuamente l’accordo sulla remunerazione del 16 ottobre 2012». E’ una replica garbata ma decisa quella con cui la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, commenta le dichiarazioni rilasciate sabato a Farmacistapiù (la convention patrocinata da Fofi) dal direttore generale dell’Aifa, Luca Pani. «I farmacisti» ha detto Pani nel suo intervento «non hanno difeso l'accordo del 2012 davanti al ministero delle Finanze».

Presidente, proviamo a ricostruire i fatti di allora…
Cominciamo dalla lettera con cui i ministeri della Salute e dell’Economia (al tempo retti rispettivamente da Renato Balduzzi e Vittorio Grilli, ndr) bocciarono l’accordo del 16 ottobre. Ci venne trasmessa dall’Aifa il 31 di quello stesso mese, contestualmente alla convocazione per il 5 novembre di un nuovo incontro del tavolo al quale era stata concordata la prima intesa. Le obiezioni dei dicasteri erano sostanzialmente due: primo, la nuova remunerazione avrebbe avuto tra i suoi effetti quello di alzare di qualche punto percentuale i prezzi al pubblico dei farmaci di fascia A meno costosi, cosa che non piaceva ai tecnici ministeriali; secondo, anziché un sistema di remunerazione che “congelasse” la redditività delle farmacie al giugno 2012, come voleva la legge, i dicasteri chiedevano un modello che seguisse la curva “discendente” dei prezzi, in modo da assicurare al Ssn risparmi apprezzabili anche negli anni a venire. Cioè proprio il contrario di quello che era l’obiettivo della riforma, stabilizzare la marginalità delle farmacie.

Voi come rispondeste?
Il 2 novembre inviammo a Pani un parere del nostro consulente legale, il costituzionalista Massimo Luciani, che attestava la legittimità dell’accordo del 16 ottobre. Il percorso disegnato dalla legge 135/2012, diceva in sostanza l’analisi, era stato rispettato scrupolosamente.


E poi?
Il 5 novembre ci incontrammo in Aifa con le altre sigle firmatarie, cioè Assofarm, Adf e Federfarma Servizi, più la Fofi nel ruolo di osservatore. L’Agenzia ci ripropose le obiezioni dei Ministeri, cui comunque per legge spettava ratificare l'intesa, e comunicò che la trattativa doveva essere riaperta: avevano persino già fissato il primo incontro, per l’8 novembre. Noi rispondemmo che eravamo disponibili a rivedere l’accordo nella parte che andava a incidere sui prezzi al pubblico ma non intendevamo rimetterne in discussione l’equilibrio economico.

Quindi?
Il 7 novembre, alla vigilia della riunione calendarizzata dall’Aifa, mandammo assieme ad Assofarm una lettera a Pani, nella quale comunicavamo che non ci saremmo presentati all’incontro dell’indomani perché per noi l’accordo del 16 ottobre era legittimo. Sempre nello stesso giorno, scrivemmo anche ai ministeri della Salute e dell’Economia per contestare il loro intervento: l’accordo, osservammo, era stato raggiunto secondo le procedure previste dalle norme, quindi i dicasteri non potevano chiederne la ricontrattazione. Tutt’al più, come già detto all’Aifa, eravamo disponibili a ridiscutere la questione dei prezzo al pubblico.

Dunque, ai Ministeri avete detto chiaro e tondo che l’accordo era valido…
Certo. Tant’è vero che, come detto, ci siamo rifiutati di rinegoziarlo.

Forse lo accantonaste…
Per nulla. Iniziammo a fare pressioni perché l’accordo del 16 ottobre entrasse in vigore. Comunicati, conferenze stampa, dichiarazioni. Quindi, a dicembre, nel ddl omnibus di quell’anno, il primo dei rinvii, al 30 giugno 2013. E a gennaio, quell’inaccettabile controproposta del ministero della Salute che ipotizzava un modello di remunerazione ancora troppo sbilanciato sul margine e troppo timido sulla quota fissa; in altre parole, inefficace rispetto all’obiettivo di stabilizzare la redditività delle farmacie. Lo rispedimmo al mittente chiedendo una volta di più che fosse rispettata l’intesa del 16 ottobre. Il seguito è noto. (AS)

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