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Concorso, tra le “ritardatarie” preoccupano Bolzano e Trento

13/02/2013 09:54:31
Manca poco più di un mese al primo compleanno della 27/2012 (la legge di conversione del decreto “Cresci-Italia”, pubblicata in Gazzetta il 24 marzo di un anno fa) e delle sette amministrazioni che ancora devono partire con il concorso straordinario le incertezze si concentrano soprattutto su due, Bolzano e Trento. Non è un problema di inefficienza ma di autonomie e conflitti di competenze. Sulle province autonome, infatti, pesa il ricorso davanti alla Corte costituzionale con cui Roma aveva impugnato un paio di mesi fa le leggi varate dalle due amministrazioni per recepire l’articolo 11 del “Cresci-Italia”. Ci vorranno mesi perché i giudici si esprimano e se Trento (che sta completando la delibera con il bando) sembra intenzionata a non pubblicare fino a quando non ci sarà la sentenza, Bolzano invece vorrebbe procedere comunque. Ma qui scatta una altro problema, quello del bilinguismo: lo statuto della Provincia autonoma, infatti, impone l’uso del doppio idioma in tutti gli atti pubblici ma la piattaforma web approntata dal Ministero per l’espletamento del concorso parla soltanto italiano. L’amministrazione provinciale aveva fatto presente il problema fin dal lancio del sito ma al dicastero avevano temporeggiato: la faremo più avanti, intanto voi rallentate la preparazione del bando. A gennaio gli altoatesini si sono rifatti vivi, stavolta con l’offerta di provvedere con i propri mezzi alla traduzione del sito, ma il Ministero prima se n’è rimasto in silenzio per qualche settimana e poi, a fine mese, ha risposto che la legge non impone la versione tedesca. A Bolzano non concordano – il loro statuto, è la tesi, ha rango di legge costituzionale ed è quindi superiore alla legge ordinaria– ma il diniego di Roma mette a rischio il concorso nella provincia, anche se la delibera è già pronta da tempo: se si passa dalla piattaforma web, è forte la probabilità di un’impugnazione davanti al Tar da parte di qualche candidato atesino, se si ripiega su una procedura cartacea – come si sta valutando all’assessorato della Sanità provinciale – potrebbero fare ricorso i farmacisti di altre regioni.
Per le altre amministrazioni, invece, è soltanto questione di tempo. In Campania, per esempio, la delibera è già pronta (circa 180 le sedi di nuova istituzione) ma continuerebbe a rinviare la firma il commissario alla Sanità, Morlacco. In Umbria l’esame della delibera (per una cinquantina di farmacie) da parte del consiglio regionale è stato rinviato tre volte a causa dei ritardi con cui il comune di Gubbio sta rinnovando la sua pianta organica. In Basilicata sembrava che il bando (una trentina le nuove sedi) dovesse essere pubblicato per fine gennaio, poi silenzio e ora si parla di un’uscita entro una o due settimane. In Val d’Aosta – dove non si dovrebbero aprire più di un paio di farmacie – l’amministrazione attende di completare le verifiche sull’istituzione di un’eventuale sede aggiuntiva.

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