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Corte Ue: inammissibile l’ennesimo ricorso sui farmaci di fascia C

13/03/2015 00:26:14
Vanno ritenute inammissibili le ordinanze di rinvio con le quali, nel 2011, il Tar Sicilia aveva chiesto alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla compatibilità tra diritto comunitario e norme italiane riguardanti la vendita dei farmaci di fascia C. E’ quanto si legge nelle conclusioni che l’avvocato generale Niels Wahl ha presentato ieri in vista del giudizio della Corte sulla causa intentata quattro anni fa da Davide Gullotta, oggi presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, contro l’Asl di Catania e il ministero della Salute. E’ uno di quei ricorsi-fotocopia presentati nel 2011 da alcuni titolari di parafarmacia con l’esplicito obiettivo di “forzare” un intervento dell’Europa: due al Tar Lombardia, il primo a rimettere la questione ai giudici Ue, che risposero con la notissima sentenza del 5 dicembre 2013; uno al Tar Puglia, che lo respinse; uno al Tar Calabria, che si rivolse alla Corte costituzionale (da cui la sentenza del 18 luglio scorso, anch’essa favorevole alle farmacie); infine il ricorso al Tar di Catania, che quest'estate aveva confermato alla Corte di giustizia la richiesta di pronunciamento nonostante l’esito della doppia causa lombarda.

A giudizio di Wahl – che aveva rivestito lo stesso ruolo anche nel procedimento del 2013 – i due quesiti posti dal Tribunale amministrativo siciliano vanno ritenuti inammissibili perché nell’ordinanza manca qualsiasi spiegazione «delle ragioni per le quali il Tar ha ritenuto che la normativa nazionale non bilanciasse correttamente i diritti fondamentali sanciti dai Trattati o dalla Carta europea». Il punto è rilevante perché nelle conclusioni Wahl ricorda che è ormai un indirizzo consolidato quello di limitare gli interventi della giustizia europea in materia di compatibilità tra diritto comunitario e legislazioni nazionali a una limitata casistica. Il ricorso trattato dal Tar catanese non ne fa parte e, di conseguenza, i giudici europei non dovrebbero occuparsene.

Pur chiedendo alla Corte di giudicare inammissibile il doppio quesito, l’avvocato generale non si sottrae a una valutazione nel merito delle questioni sollevate dal Tar siciliano. E le considerazioni che ne derivano danno un’altra volta ragione alle farmacie italiane. Wahl, infatti, ricita la sentenza del 5 dicembre 2013, nella quale si afferma che la normativa sui farmaci di fascia C «garantisce l’obiettivo di assicurare alla popolazione un rifornimento di farmaci sicuro e di qualità e, pertanto, la tutela della salute». La Corte europea avrebbe motivo di intervenire se tale restrizione fosse «applicata in modo discriminatorio, non fosse adeguata al raggiungimento del legittimo obiettivo di politica pubblica perseguito o andasse oltre quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo». Ma nell’ordinanza di rinvio del Tar e nelle osservazioni presentate da Gullotta, Wahl non rinviene «alcun elemento che possa sollevare dubbi quanto al fatto che la normativa nazionale in discussione abbia compiuto un bilanciamento corretto e appropriato tra la libertà professionale e il diritto di lavorare da un lato e, dall’altro, il diritto alle cure mediche». La parola passa ora alla Corte di giustizia, che dovrebbe arrivare a sentenza entro l’autunno. (AS)

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