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Latte in polvere, torna la polemica sui prezzi ma su scala ridotta

13/05/2014 16:05:06
A dieci anni di distanza dalla prima grande polemica, i prezzi del latte in polvere tornano a diventare argomento di discussione. Il merito va a un servizio diffuso mercoledì da Striscia la Notizia, nel quale si riferiva di una marca di latte (per neonati affetti da patologie epatiche) rimborsata dal Ssn a un prezzo dieci volte maggiore rispetto a quello praticato in altri Paesi. Ma pesano anche gli articoli pubblicati ieri sullo stesso tema da diversi quotidiani nazionali, nei quali si riportano i timori del ministro Lorenzin su un eventuale ritorno degli accordi di cartello che dieci anni fa fecero scoppiare lo scandalo. E si ricorda l’intervento con cui a gennaio l’Antitrust aveva suggerito il calmieramento dei prezzi attraverso la divulgazione dei listini praticati dai vari produttori.
Difficile che tra i farmacisti non scatti l’effetto “déjà vu” con i fatti del 2004, quando le polemiche sui prezzi coinvolsero le farmacie del territorio, accusate di praticare ricarichi eccessivi. Per sottrarsi al gioco al massacro, i titolari scelsero la strada della private label. Lo ha ricordato ieri la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, in un articolo sul Messaggero: si lanciò sul mercato una marca privata di latte in polvere «per contrastare i prezzi troppo alti degli altri prodotti». L’operazione venne affidata ai trentini della Unifarm, che sullo stesso progetto già erano al lavoro per conto proprio: «In quegli anni» ricorda il presidente della società di distribuzione, Luca Collareta «le farmacie di questa regione risentivano già pesantemente della differenza di prezzi esistente tra Italia e Germania o Austria, tanto che era frequente vedere i trentini organizzarsi in gruppi di acquisto per andare oltreconfine ad acquistare grossi quantitativi di latte in polvere». Di qui la decisione di contattare un produttore tedesco e firmare un accordo per la commercializzazione in Italia (direttamente da parte di Unifarm nelle aree servite dalla sua rete, attraverso Federfarma.co e poi un intermediario nel resto dello Stivale). «Fu un successo» ricorda Collareta «decidemmo di commercializzarlo in Italia a un prezzo di poco inferiore ai dieci euro a confezione e nel giro di poco tempo conquistò la leadership del mercato. Che detiene ancora oggi, tanto tra i latti di tipo I quanto tra quelli di tipo II. E rimane uno dei prodotti dal prezzo più conveniente nella sua categoria».
Se l’effetto “calmierante” di Neolatte prosegue a quasi dieci anni dalla sua comparsa sul mercato, diventa allora difficile capire i motivi delle differenze di prezzo registrate da Striscia la Notizia: «Bisogna distinguere» avverte Collareta «i dati in nostro possesso dicono che sui latti standard i prezzi praticati in Italia sono allineati con quelli degli altri Paesi europei. Invece, è probabile che lo stesso non si possa dire dei cosiddetti latti speciali, quelli destinati a specifiche categorie di lattanti e talvolta rimborsati dal servizio sanitario. Ma in questo caso servirebbero confronti più ponderati». Il fenomeno dei differenziali di prezzo, dunque, parrebbe limitato soltanto ad alcune categorie di latte in polvere, ma Collareta lancia anche un avvertimento: «Prossimamente» dice «i prezzi di mercato potrebbero essere messi sotto stress dalla crescita dei costi delle materie prime. Colpa della Cina, che dopo alcuni scandali riguardanti produzioni contaminate o insicure di latte in polvere ha cominciato a rivolgersi all’estero e ad acquistare quantitativi sempre maggiori di siero di latte. Ma per ora non ci sono ancora allarmi». Tranne che sui giornali. (AS)

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