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Dpc, una “piena” di rinnovi: 8 intese regionali in scadenza

14/09/2017 07:21:26
C’è chi ha già cominciato a trattare con le farmacie, chi ha prorogato di qualche mese la scadenza per guadagnare tempo, chi temporeggia o neanche mostra interesse. Casistica variegata per le otto regioni e province autonome che da qui alla fine dell’anno vedranno scadere gli accordi per la dpc con le farmacie del territorio. Insieme formano un bel drappello - nel quale poi figurano tre nomi di “peso” come Lombardia, Toscana e Sardegna - ed è evidente che quando all’orizzonte ci sono così tanti rinnovi la faccenda finisce per riguardare tutti i titolari di farmacia, perché la Regione che riesce a strappare le condizioni più favorevoli fa subito da benchmark per tutte le altre.

Opportuna allora una panoramica lungo lo Stivale per aggiornare il tabellone ferroviario degli accordi regionali e capire come si dovrebbero scaglionare negoziazioni e rinnovi. Perché, come detto, ogni amministrazione viaggia con il proprio passo. Oppure proprio non viaggia. Come in Basilicata, per esempio: in vigore dal gennaio 2016, l’accordo (che riconosce una remunerazione tra i 4 e i 6 euro a pezzo, in base alla fascia di fatturato della farmacia) era già stato prorogato di un anno all’inizio del 2017 e dovrebbe scadere a dicembre; ma al momento neanche si è aperto il confronto. «Dall’altra parte sembra regnare la passività» spiega il presidente di Federfarma lucana, Antonio Guerricchio «anche sull’integrativa, che dovremmo rinnovare pure nel listino, fermo al luglio 2016, la Regione si mostra del tutto assente: si era cominciato a parlare, erano state fatte alcune proposte, poi tutto fermo. Forse, si è scelto di dare massima priorità al nuovo Piano sanitario, che ora è all’esame del Consiglio».

Stessa situazione a Trento: l’accordo (che riconosce ai titolari 4,40 euro a pezzo) scadrà nel prossimo gennaio ma per ora dalla Provincia non è giunto alcun segnale. «Si ragiona soltanto sull’intesa per l’integrativa» osserva il presidente di Federfarma Trento, Paolo Betti «anche perché l’Assessorato ha deciso di cambiare il software per la gestione delle forniture». Trattative ufficiali ancora da avviare pure a Bolzano, dove l’intesa (3,90 o 4,50 euro a pezzo, a seconda del fatturato della farmacia) scade a fine anno. Qui, però, qualche chiarimento informale c’è già stato: «L’Assessorato vorrebbe rinnovare l’accordo per altri tre anni senza modifiche» riassume il presidente di Federfarma Bolzano, Matteo Bonvicini «l’Asl invece desidererebbe rivedere la remunerazione per legarla ai volumi di dpc dispensati dalle singole farmacie, in modo da dare qualcosa di più ai piccoli presidi. Ma già l’accordo vigente prevede agevolazioni di questo genere». Trattativa ancora da aprire, ma tema già al centro di colloqui e contatti informali, pure in Lombardia, dove a fine ottobre scadrà l’attuale intesa (dai 7,80 ai 15,50 euro a pezzo per le urbane, comprensivi della quota al distributore, in base al prezzo del farmaco; dai 9,80 ai 17,50 euro per le rurali sussidiate): «Una trattativa vera e propria deve ancora aprirsi» spiega la presidente di Federfarma Lombardia, Annarosa Racca «ma con la Regione c’è un dialogo costante a 360 gradi e quindi sull’argomento ci sono già stati ampi scambi d’idee».

Poi ci sono le regioni dove farmacie e parte pubblica stanno per sedersi al tavolo o l'hanno fatto da poco: in Friuli Venezia Giulia l’accordo scadrebbe questo mese (4,80 euro a pezzo alle urbane, 5,90 alle rurali sussidiate), ma Assessorato e Federfarma si sono accordati per prorogare l’intesa sino a fine anno e trattare con calma il rinnovo, nel quale il sindacato titolari vorrebbe aggiungere alcune novità. Situazione analoga in Toscana: «L’accordo (4,75 euro a pezzo compresa la quota del distributore, ndr) scadrebbe a fine mese» riferisce il presidente dell’Urtofar, Marco Nocentini Mungai «ma la Regione ha già disposto una proroga e il tavolo di trattativa si aprirà a breve».

In Sardegna, dove la scadenza è per fine anno, si è cominciato a discutere del nuovo accordo già dallo scorso gennaio e la firma dovrebbe arrivare nei tempi previsti. «Le attuali fasce di remunerazione» spiega il presidente dei titolari sardi, Giorgio Congiu «dovrebbero essere soppiantate da un compenso unico, che si aggirerà tra i 5 e gli 8 euro (compresa la quota al grossista, ndr). In cambio avremo un aumento dei volumi dispensati dalle farmacie, con l’inserimento di farmaci recenti come gli ex osp-2. Con la Regione stiamo lavorando proprio sui numeri».

Infine, non rientrano nel novero ma fanno comunque volume le Regioni che non hanno la dpc in scadenza ma comunque hanno in corso contatti con le farmacie per trattare adeguamenti o rinnovi anticipati. E’ il caso, per esempio, delle Marche: l’intesa (che riconosce alle farmacie un compenso di 3,50 euro) rimarrà in vigore fino al dicembre dell’anno prossimo, ma a luglio è entrata in vigore la clausola che allarga la remunerazione ai Nao (finora distribuiti dalle farmacie gratuitamente, in via sperimentale); l’Asl unica regionale ha detto che vorrebbe rinegoziarlo per attutire l’incremento di spesa, Federfarma ha replicato che un confronto si può aprire ma di rinnovi peggiorativi non se ne parla. (AS)

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