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Equivalenti, farmacisti vicini al paziente con consiglio e sostituzione

15/10/2013 21:26:08
Continua a essere consistente l’impegno dei farmacisti nella promozione e nel sostegno del generico: lo testimoniano gli stessi pazienti, perché per quasi il 60% degli italiani capita «spesso» che in farmacia venga proposta loro la sostituzione del branded con il generico corrispondente. Per il 39%, in particolare, accade «con una certa frequenza», mentre per un altro 19% è una situazione che si verifica «regolarmente». I dati arrivano da una ricerca condotta dalla Doxa per conto di Teva sulle aspettative di pazienti, farmacisti e medici verso la Sanità di domani. Presentata stamattina a Milano, l’indagine disegna un malato che naviga sempre più spesso su Internet alla ricerca di informazioni sanitarie (ma poi in ultima battuta si affida al consiglio del farmacista o del medico) e che al sistema chiede percorsi di cura personalizzati e maggiore accessibilità ai farmaci. Significativo in tal senso il contributo degli equivalenti, che per il 68% del campione «hanno reso accessibili terapie che prima non tutti si potevano permettere». Tanto che il 73% degli italiani si dice propenso a utilizzarli, il 77% afferma di aver avuto esperienze positive e il 70% è favorevole alla loro diffusione.
Non si può dire lo stesso dei medici: solo il 44% si dice favorevole agli equivalenti, il 23% afferma di non avere una posizione e il 27% dichiara di non parlarne con i pazienti. «Sono percentuali che fanno pensare» ha ammesso Giuseppe Nielfi, presidente del Sumai (specialisti ambulatoriali), nella conferenza stampa organizzata per presentare i dati «vuol dire che c’è ancora da fare parecchio sul fronte della formazione del medico». I farmacisti invece la loro scelta di campo l’hanno già fatta: «Da sempre crediamo nel generico» ha ricordato il presidente della Fenagifar, Claudio Distefano «quindi da sempre ne proponiamo la sostituzione nell’ambito di quel consiglio – supplettivo rispetto al ruolo del medico – che è anche problem solving e supporto alla compliance». Una bacchettata ai medici è invece arrivata da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, perché «oggi non ha più senso dubitare ancora dell’equivalenza tra branded e generico». «Gli equivalenti non sono prodotti anonimi» ha ricordato dal canto suo Hubert Puech d’Alissac, amministratore delegato di Teva Italia «sono farmaci prodotti da aziende di prestigio che hanno un marchio e vogliono meritarsi la fiducia del paziente». (AS)

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