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Pillola dei 5 giorni dopo: Federfarma ricorda obblighi farmacie

15/12/2015 00:11:42
Suscitano il plauso della Sic, la Società italiana della contraccezione, le dichiarazioni rese sabato a la Repubblica dalla presidente di Federfarma, Annarosa Racca, sulla dispensazione della pillola dei cinque giorni dopo: «Siamo lieti dell’intervento» è la dichiarazione rilasciata ieri da Annibale Volpe, past president della società medico-scientifica e direttore della Struttura complessa di Ginecologia e ostetricia del Policlinico di Modena «perché ha ribadito la finalità contraccettiva della pillola dei cinque giorni dopo e ha invitato i farmacisti a attenersi alle disposizioni di legge».

L’intervento della presidente Racca seguiva di 24 ore una videoinchiesta, realizzata sempre da la Repubblica, che denunciava le difficoltà di molte donne a trovare nelle farmacie milanesi l'ulipristal acetato (meglio noto come pillola dei cinque giorni dopo, per l’appunto). Alcune associazioni di tutela al femminile, scriveva in particolare il quotidiano, avrebbero stimato che, mediamente, due farmacie su dieci non dispensano il farmaco secondo il nuovo regime prescrittivo (Sop se la paziente è maggiorenne, obbligo di ricetta se minorenne): chi continua a chiedere la ricetta o l’esame ginecologico, chi invece si rifiuta invocando l’obiezione di coscienza. Comportamenti errati in entrambi i casi, ha commentato il giorno dopo la presidente Racca a la Repubblica: «Il farmacista deve soltanto accertarsi se chi ha davanti è maggiorenne o minorenne e in quest’ultimo caso accertarsi se ha la ricetta» ha continuato la presidente «in caso poi sia sprovvisto del farmaco, se lo deve procurare il prima possibile». Neanche l’obiezione di coscienza giustifica il no: «Se in farmacia c’è un obiettore, allora ne serve un altro che non lo sia. Rappresentiamo il primo presidio del Ssn sul territorio, dobbiamo dispensare quello che ci viene chiesto».

Di qui, come detto, il plauso della Sic, che ha rivolto parole di elogio anche alle analoghe considerazioni rilasciate dalla Fofi. «La mancata somministrazione dell’ulipristal» riprende la nota della Società «può trasformarsi in un problema di natura sociale: più gravidanze indesiderate, più aborti. E dunque maggiori traumi per la paziente e più spese per il Ssn». Peraltro, prosegue Volte, «la contraccezione d’emergenza rimane un “piano B” cui ricorrere occasionalmente. La pillola resta il sistema più sicuro per prevenire gravidanze indesiderate senza nuocere alla salute». (AS)

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