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Carenze, a Cosmofarma trovata la formula per contrastare il fenomeno

16/04/2016 08:27:06
C’era il distributore che in deposito aveva soltanto tre o quattro marchi di farmaci, quelli più richiesti dagli esportatori per il differenziale di prezzo tra Italia e altri Paesi. Oppure c’era l’azienda il cui magazzino si riduceva a un pallet di confezioni, sistemato in un capannone condiviso da più grossisti. Due casi di autorizzazione da 219 che non andava data e che è stata revocata dopo un’ispezione dei Nas e la segnalazione alle autorità regionali. Li ha riportati Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio contraffazione dell’Aifa, nel suo intervento al convegno sulle carenze organizzato da Federfarma nella cornice della XX edizione di Cosmofarma, inaugurata ieri a Bolognafiere. Promosso per fare il punto con tutta la filiera sul problema delle indisponibilità, l’evento si è concluso con un messaggio di speranza: forse, è stata finalmente imboccata la strada giusta per contrastare il fenomeno, almeno in quelle manifestazioni che trovano la loro causa nel parallel trade.

Dà segnali in tal senso il monitoraggio che l’Aifa sta conducendo da un paio di anni in Lazio d’intesa con la Regione: le segnalazioni di indisponibilità che le farmacie del territorio inviano online (grazie a un form predisposto da Federfarma regionale) vengono vagliate e censite dall’Agenzia, che poi dispone con i Nas verifiche e ispezioni in magazzini e depositi dei distributori. Ed è da tale attività che sono emersi i casi poi riportati da Di Giorgio: «Stiamo facendo pulizia» ha spiegato «questa modalità di lavoro funziona e stiamo tappando i buchi che ci sono nell’acquedotto». Anche se, ha avvertito il dirigente, andrebbe fatto uno sforzo anche per ridimensionare il fenomeno nella sua dimensione mediatica. «Le nostre analisi dimostrano che le carenze interessano ciclicamente non più di una trentina di principi attivi. Purtroppo, molto spesso finiscono sotto i riflettori della stampa anche casi di irreperibilità che tali non sono: per esempio, di recente in Sicilia si è parlato di carenza per un episodio locale determinato da una semplice congestione distributiva».

Servirebbe quindi una comunicazione più accurata da parte delle istituzioni, ma non è semplice: «Quando i cittadini sono in ansia» ha ricordato il direttore generale dell’Aifa, Luca Pani «le rassicurazioni istituzionali ottengono l’effetto opposto, accrescono l’ansia perché la gente si chiede cosa c’è dietro. Sarebbe invece opportuno che fosse la filiera stessa – medici, farmacie, aziende – a fare comunicazione quotidiana». E magari, ha aggiunto Enrique Hausermann, presidente di Assogenerici «in questa comunicazione si ricordasse che spesso per un branded mancante c’è un generico disponibile». Quanto alla sperimentazione laziale dell’Aifa, i risultati sono tali che a breve nel monitoraggio entreranno anche altre Regioni, a partire dalla Lombardia: «Ci stiamo preparando» ha confermato Ida Fortino, dirigente del servizio farmaceutico regionale «e all’Aifa porteremo le segnalazioni provenienti dalle farmacie lombarde, raccolte grazie al coordinamento di Federfarma: 750 soltanto a gennaio, un migliaio a febbraio e 1.400 a marzo».

Altre Regioni poi dovrebbero aggiungersi a ruota, perché per fare pulizia servono un coordinamento a livello nazionale e soprattutto regole comuni: occorrono dati per capire dove vanno le confezioni, hanno concordato Mauro Giombini, presidente di Adf, e Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, e soprattutto sulle revoche delle autorizzazioni serve una linea unica da parte di tutte le amministrazioni regionali; altrimenti, quello che non si può fare da una parte si continua a fare da un’altra parte. «Va completato il ciclo della tracciabilità» ha detto in particolare Mirone, «altrimenti non potremo mai capire dove finiscono i farmaci».

Insomma il sistema di monitoraggio messo in piedi dall’Aifa funzionerà soltanto se nell’allargamento manterrà una regia nazionale e si darà criteri d’intervento coerenti. Ma basterà? Per l’industria probabilmente sì («Mi sembra un buon punto di partenza, vediamo che risultati dà» ha detto Emilio Stefanelli, vicepresidente di Farmindustria «anche se sia chiaro che il parallel trade non lo elimineremo mai completamente») per le farmacie forse bisognerà prevedere anche qualcos’altro. «Noi continuiamo a sostenere che va introdotto il dual price» ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma «in ogni caso la nostra prima preoccupazione è che si arrivi alla soluzione in fretta. Le farmacie sono quelle che vivono il problrma in maniera più pesante, perché non possono dispensare al paziente il farmaco di cui ha bisogno; quando esplode una carenza i farmacisti si fanno in quattro per non lasciare il paziente senza cura ma spesso gli sforzi sono inutili. I distributori devono rifornire tutti, perché a volte le indisponibilità ci sono per alcune farmacie e non per altre, e l’industria deve approvvigionare le farmacie che fanno ordini ex articolo 104 senza assurde complicanze burocratiche». Quanto ai titolari che fanno export, per il presidente dell’Utifar, Eugenio Leopardi, la regola dovrebbe essere soltanto una: «Prima viene il paziente italiano, poi il parallel trade. Altrimenti non si fa più il professionista della salute ma il semplice trader». (AS)

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