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Relazione antitrust, Pitruzzella: la concorrenza aiuta le imprese

17/05/2017 00:42:26
Tredici procedimenti per intese contro la concorrenza, nove per abusi, 73 per il controllo delle concentrazioni e 145 a tutela del consumatore, dai quali sono scaturiti sanzioni per 306 milioni di euro. E’, in sintesi, il bilancio di dodici mesi circa di attività dell’Antitrust così come emerge dalla Relazione annuale che il presidente dell’Autorità garante, Giovanni Pitruzzella, ha presentato ieri a Montecitorio. «Nonostante sia sottoposti a critiche sempre più stringenti» ha osservato il Garante nel suo intervento «la concorrenza resta un caposaldo della crescita economica e lo strumento indispensabile per favorire l’innovazione, la riduzione delle diseguaglianze, l’efficienza delle imprese e il benessere del consumatore». Ne deriva per l’Antitrust un’attività di vigilanza sempre più cospicua di anno in anno: il valore delle sanzioni inflitte nel 2016 risulta del 21% superiore rispetto all’anno precedente e ai 240 procedimenti chiusi nel 2016 ne vanno aggiunti altri 91 tuttora in corso, dei quali 65 riguardanti la tutela del consumatore.

Tra gli interventi di maggiore rilevanza che l’Antitrust ha voluto ricordare nella Relazione annuale, cinque riguardano il settore farmaceutico, un mercato che assicura un «grande contributo» «al Pil nazionale e alla salute dei nostri concittadini». C’è, per cominciare, l’istruttoria conclusa nel 2016 con la condanna della multinazionale sudafricana Aspen per abuso di posizione dominante, sulla quale l’azienda aveva fatto leva per strappare al Ssn aumenti di prezzo ingiustificati (sanzione inflitta, 5 milioni di euro). O ancora, c’è l’indagine conoscitiva sul mercato dei vaccini aperta dall’Autorità garante nel maggio 2015 e chiusa esattamente un anno dopo, che «ha accertato l’esistenza di un oligopolio fortemente concentrato su base mondiale, con quattro imprese multinazionali – GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur, MerckSharpDohme e Pfizer – che detengono oltre l’80% delle vendite a valori dei vaccini, in un settore con un fatturato complessivo che supera attualmente i 20 miliardi di euro ed è da anni in forte crescita».

Gli altri tre casi investono il mondo della farmacia. C’è innanzitutto il parere reso dal Garante nel febbraio 2016 (in seguito a due denunce presentate da Federfarma Napoli e Ordine provinciale dei farmacisti) sulle delibere con cui alcuni comuni avevano dato in affidamento diretto la gestione delle proprie farmacie ai consorzi Ciss e Coifal a alle società miste, a prevalente capitale privato, Inco.Farma e Laziofarma: «In assenza di gara» aveva detto l’Antitrust «l’affidamento diretto della gestione di farmacie comunali a società miste a prevalente capitale privato può provocare distorsioni concorrenziali». C’è quindi il noto parere dell’agosto 2016 sul mercato dei prodotti per la celiachia, nel quale il Garante sollecitava le Regioni che ancora non l’avevano fatto a permettere l’uso dei buoni acquisto non solo in farmacie e negozi specializzati ma anche nei punti vendita della gdo, in modo da incentivare la concorrenza sui prezzi «a vantaggio di coloro che soffrono di tale patologia». Infine c’è il parere rivolto nel marzo 2016 alle Asl di Pordenone, Avellino e Sassari perché fosse incrementata la concorrenza sulla fornitura di servizi come Cup e ritiro referti.

Nessun accenno alle farmacie, invece, nelle valutazioni espresse da Pitruzzella sul ddl concorrenza: dal «complesso percorso parlamentare», ha detto il Garante, il testo esce «depotenziato rispetto ai suoi iniziali contenuti», con «liberalizzazioni lasciate a metà» come quella del mercato elettrico, «dove la maggioranza degli utenti domestici è rimasto nel regime di maggior tutela». Non manca una frecciata, infine, «alle reazioni protezionistiche della categoria dei tassisti, ai tentativi di introdurre freni regolatori all'espansione della sharing economy, alle critiche provenienti da più fronti, anche molto autorevoli, contro la liberalizzazione del commercio e alle iniziative legislative regionali dirette a contrastarla, all'opposizione nei confronti dell'implementazione della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi».

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