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Jommi (Cergas): sistema tetti non va, diretta non serve a risparmiare

17/11/2016 01:10:13
E’ senz’altro un merito della Manovra l’incremento a 113 miliardi del Fondo sanitario nazionale per il 2017, perché a cascata aumenta la dose di ossigeno a disposizione della spesa farmaceutica. Ma è anche vero che la stessa Manovra non fornisce al Ssn nuovi strumenti per la governance di tale spesa, che di fatto resta imperniata su un sistema di tetti rigido e senza analoghi nel resto d’Europa. E’ la valutazione con cui Claudio Jommi, docente all’università del Piemonte orientale e ricercatore del Cergas Bocconi, riassume le conclusioni che in tema di farmaceutica emergono dall’ultimo Rapporto Oasi, nel quale il Centro ricerche dell’università milanese condensa annualmente tendenze ed evoluzioni della Sanità pubblica. Presentato nei giorni scorsi a Milano, il report dedica un intero capitolo alla spesa del Ssn per i farmaci e a un’analisi degli strumenti con cui garantirne la sostenibilità negli anni a venire.

Jommi, nel Rapporto lei e i suoi colleghi scrivete che il sistema dei tetti è stato negli anni uno strumento efficace per contenere la spesa farmaceutica pubblica, ma oggi rappresenta un elemento critico. Che significa?
Sappiamo tutti che all’orizzonte c’è l’arrivo di una nuova generazione di farmaci, tanto innovativi quanto costosi. Si tratta però di medicinali che, almeno sulla carta, promettono ricadute positive su altre voci della spesa sanitaria, come ricoveri e interventi. In questo scenario, il sistema dei tetti diventa uno strumento di governo rigido, perché basato su una logica di budget per silos che nega interazioni tra i diversi fattori produttivi.

Invece che cosa servirebbe?
La nostra proposta è di andare verso una governance simile a quella francese, imperniata non su tetti ma su target di crescita della spesa definiti a 3-5 anni. E rinegoziati annualmente con l'industria sulla base di valutazioni tecniche, dell’effetto atteso delle pipeline di prodotti, delle scadenze brevettuali e delle variazioni sul mix di trattamento nelle terapie già disponibili.

Vantaggi?
Si darebbe alle aziende maggiore certezza sulla stabilità del quadro di riferimento, con effetti positivi sul sistema industriale. E nelle negoziazioni tra imprese e Aifa troverebbero posto valutazioni sull’impatto dei nuovi farmaci in termini di potenziali risparmi. Sappiamo che all'Aifa sono già stati approntati modelli di dossier che consentono alle aziende di esporre dati teorici sui risparmi indotti dalle loro molecole, ma ancora non se n'è fatto nulla.

La Legge di bilancio, invece, fa di nuovo affidamento sui tetti…
La Manovra incrementa le risorse per la farmaceutica “on top”, sui totali, e questo è certamente un bene. Ma lascia irrisolti i nodi relativi al controllo della spesa, con il risultato che nel 2017 ospedaliera e distribuzione diretta torneranno a sfondare, e non di poco.

Federfarma e altri auspicano che i tetti definiti dalla Manovra convincano le Regioni a spostare dalla diretta alla convenzionata i farmaci che nel canale Asl non hanno alcun motivo di stare, per esempio generici o specialità di uso consolidato…
Eventuali spostamenti dipenderanno dai margini che questi prodotti hanno nel canale convenzionato rispetto ai prezzi di acquisto regionali, certo più sono bassi i prezzi e meno ragione c'è di tenerli in diretta. Più in generale, però, sarà fondamentale capire cosa accadrà l’anno prossimo agli eventuali avanzi di budget che dovessero realizzarsi sulla convenzionata. Di certo lasciarli lì e non spenderli sarebbe non solo inutile ma anche controproducente, perché l’anno successivo alla convenzionata verrebbe subito abbassato il tetto.

In realtà le Regioni vorrebbero prendersi un po’ di tetto della convenzionata già adesso, per spostarlo sulla spesa di ospedali e distribuzione diretta. E a quest'ultima, avrebbero detto, non intendono rinunciare…
La distribuzione diretta ha un senso se calata in una strategia sanitaria complessiva, non se l’obiettivo è il mero risparmio. In diretta vanno messi i farmaci che hanno bisogno di un monitoraggio specifico, per valutazioni “real life” sul rapporto rischio-beneficio. Le opportunità di risparmio non dovrebbero rientrare tra i criteri di scelta». (AS)

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