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A Cosmofarma politici convinti: sul capitale servono altri paletti

18/04/2016 09:57:03
E’ improbabile che il ddl concorrenza riesca a diventare legge entro giugno, come il Governo ha scritto nel Piano nazionale delle riforme che accompagna il Def, il Documento di economia e finanza. E’ una delle evidenze che arrivano dal convegno “politico” di Federfarma, organizzato sabato mattina nella cornice di Cosmofarma 2016 per fare il punto sull’iter del disegno di legge. Un iter oggi congelato in attesa che si nomini il nuovo ministro dello Sviluppo economico e – soprattutto – che si trovi una convergenza tra Governo e commissione Industria del Senato sui paletti aggiuntivi da opporre alle catene di farmacia. Lo ha detto a Bologna senza giri di parole Luigi Marino, relatore in Decima del ddl concorrenza: «Su questo tema il ddl così com’era non ci convinceva» ha detto «riteniamo che questi paletti servano ma c’è stato un confronto duro con altre forze politiche». Per Marino, tuttavia, il punto è ineludibile: «Io sono un sostenitore delle liberalizzazioni» ha avvertito «ma servono dei limiti altrimenti la logica del capitale diventa predominante. Avevamo chiesto che si mantenesse in mano ai farmacisti la maggioranza delle società, ma il Governo ha detto no. Allora abbiamo chiesto che venga posto un tetto regionale alle catene, e sul punto daremo battaglia».

Il tema ha trovato parecchie sponde tra gli altri politici presenti al convegno. «Occorre guardare con cautela alle novità del ddl» ha scritto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio di saluti «l’entrata del capitale aprirebbe uno scenario che potrebbe comportare effetti negativi. Bisogna continuare a garantire una capillare distribuzione dei farmaci e dei servizi sanitari sull’intero territorio nazionale». «Dobbiamo garantire la sopravvivenza delle farmacie nei piccoli paesi» ha ricordato per esempio Raffaello Vignali, della commissione Attività produttive della Camera. «La politica» ha aggiunto Andrea Mandelli, presidente della Fofi e componente della commissione Bilancio del Senato «deve rendersi conto che la farmacia non è più da tempo quel mondo dorato che si credeva».

Questione invece da considerarsi ormai chiusa la deregulation dei farmaci con ricetta. «La fascia C deve restare in farmacia» ha detto a Bologna Federico Gelli, responsabile Sanità del Pd «con il decreto Bersani abbiamo fatto un errore e creato un soggetto anomalo, le parafarmacie, che non ha riscontro in nessun altro Paese. Sono state generate false aspettative e ora abbiamo un problema da risolvere, ma di certo non lo faremo con una sanatoria: troveremo una soluzione, che non passerà però da un’equiparazione tra due cose che non sono uguali». «Sulla fascia C» si legge nel messaggio di saluti inviato da Antonio Gentile, sottosegretario allo Sviluppo economico «il nostro faro rimane la sentenza con cui la Corte cotituzionale ha chiarito che il sistema farmacia rientra nella sfera della tutela della salute pubblica». «Nel consiglio dei Ministri che varò il ddl concorrenza» ha detto ancora Marino «venne fatto un patto per cui si accantonò la fascia C per aprire al capitale. Alcuni non hanno gradito lo scambio e nell’iter del ddl c’è chi ci riprova». E a proposito di repliche, è stato unanime l’auspicio che di fascia C non si parli più, né nella prossima relazione annuale dell’Antitrust né nel nuovo ddl concorrenza che la dovrebbe seguire. «Voglio sperare che il prossimo disegno di legge sulla competitività rinunci a occuparsi sempre delle stesse categorie, cioè tassisti e farmacie» ha detto Donata Lenzi, commissione Affari sociali della Camera «liberiamoci dell’infondato luogo comune secondo il quale ad aprire la parafarmacia è stato un giovane farmacista. Non è la realtà». «Per risolvere il problema» ha ricordato ancora Vignali «basta togliere l’obbligo del farmacista dagli esercizi di vicinato». «La farmacia» ha aggiunto Lucio Barani, presidente del gruppo A-la in Senato «è un presidio del Ssn ad alto contenuto professionale che va difeso».

Federfarma, dal canto suo, ha ricordato alla politica che non è l’Europa ha chiederci di liberalizzare la fascia C o aprire al capitale. Un chiarimento affidato alla relazione di Gian Michele Roberti, docente di diritto dell’Unione europea alla Sapienza di Roma e componente del collegio di legali che per Federfarma seguì la causa poi conclusa con la famosa sentenza della Corte di giustizia Ue del dicembre 2013. «In quella decisione» ha ricordato in particolare Roberti «venne riconosciuto il principio secondo il quale è interesse fondamentale assicurare l’indipendenza del farmacista nella dispensazione del farmaco». Bene quindi che la deregulation dei farmaci con ricetta sia rimasta fuori dal ddl concorrenza. «Cedere» ha spiegato Annarosa Racca «avrebbe voluto dire spegnere le nostre insegne. La guerra non è finita, temiamo altri attacchi ma continueremo a combattere con i nostri malati». Quanto all’arrivo del capitale, «sarà una sfida che dobbiamo accettare, dovremo essere noi a fare da traino anziché subire». In questo contesto, il ruolo del sindacato sarà quello di sostenere le farmacie e assicurare le risorse necessarie. «Abbiamo fornito e continueremo a fornire alle farmacie gli strumenti di cui hanno bisogno» ha detto ancora la presidente «lo dimostrano le piattaforme predisposte da Promofarma per l’erogazione dei nuovi servizi, come la telemedicina, la fornitura di prestazioni di altri operatori sanitari, la pharmaceutical care. Mi riferisco anche al supporto assicurato sempre da Promofarma all’attivazione della ricetta elettronica, al servizio di fatturazione elettronica, all’invio all’Agenzia delle Entrate dei dati delle spese detraibili sostenute dai cittadini per la realizzazione del 730 pre-compilato». Federfarma continuerà a lavorare su questo fronte per ampliare la gamma dei servizi offerti alle farmacie e si impegnerà anche a svolgere sempre più un’attività di coordinamento delle strutture partecipate o collegate: Promofarma, Credifarma, AssInde, Federfarma Servizi. Questo con l’obiettivo di unire le forze di tutti i soggetti interessati a salvaguardare il ruolo della farmacia indipendente e orientare tutti gli sforzi e le iniziative in un’unica direzione. Anche la politica dovrà dare il suo sostegno: «Registriamo in tutte le forze politiche una spiccata sensibilità per una farmacia integrata nel servizio pubblico» ha osservato Alfonso Misasi, segretario nazionale di Federfarma «continueremo a lavorare con loro per fare in modo che questo modello venga preservato». «Le farmacie» ha ricordato infine il presidente del Sunifar, Alfredo Orlandi «sono l’ultimo presidio pubblico nei piccoli paesini, se spariscono anche loro si fanno sparire intere comunità. La farmacia rurale è una risorsa da preservare perché senza di lei il Ssn non è realmente universalistico». Un messaggio, quest’ultimo, ripetuto anche nel convegno organizzato dal Sunifar sabato pomeriggio, del quale riferirà Filodiretto di domani.». (AS)

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