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Rasi (Ema): le farmacie strumento per comunicare salute

18/06/2013 09:52:25
Le evoluzioni in corso nel mondo della medicina e delle terapie offriranno importanti opportunità di cambiamento alla professione del farmacista e al suo ruolo nell’ambito del sistema sanitario. La considerazione arriva da Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema (l’Agenzia europea dei medicinali), tra gli ospiti della cerimonia che ha aperto il Simposio 2013 del Pgeu. Secondo Rasi, in particolare, sono tre le sfide che attendono le agenzie regolatorie e i farmacisti. «La prima» ha detto «arriva dai sistemi di drug delivery che si affermeranno progressivamente nel campo della somministrazione dei farmaci: si apriranno nuove opportunità nella gestione del paziente tra ospedale e casa e si possono intravedere spazi per un’evoluzione del ruolo del farmacista». La seconda opportunità potrebbe arrivare dai farmaci personalizzati: «Si presenteranno difficoltà non irrilevanti nella cura di alcune patologie, a partire da quelle croniche» ha osservato Rasi «e il farmacista può offrire un contributo cruciale». Infine, c’è il tema dell’ecologia: «C’è molta sensibilità per le malattie legate all’inquinamento ambientale» ha concluso Rasi «anche qui le farmacie del territorio possono offrire un supporto importante in termini di tutela della salute pubblica».
Al direttore dell’Ema abbiamo anche rivolto qualche domanda aggiuntiva a margine del Simposio.

Professor Rasi, le terapie sono sempre più complesse, la popolazione invecchia e gli anziani diventano sempre più spesso politrattati. Quale ruolo vede per le farmacie in questo panorama?
Io auspico un rafforzamento del ruolo delle farmacie nel guidare il paziente a identificare le criticità della multiterapia. Solo ora stiamo cominciando a conoscere gli effetti combinati che innesca l’assunzione di più farmaci, ne scopriremo altri ancora nei prossimi anni. E’ importante che il paziente sia consapevole, sappia come assumere i farmaci e riconosca subito l’insorgenza di eventuali problemi.

In questo ambito ci sono esperienze importanti mutuabili da altri Paesi?
Credo che il sistema farmaceutico italiano costituisca un esempio tra i più avanzati in Europa per quel che riguarda il rapporto tra cittadino e farmaco. La farmacia dei servizi è un concetto che l’Italia ha accolto subito, se non altro culturalmente perché, nella realtà, il concetto deve ancora essere declinato. Si tratta di individuare quale sia il servizio da erogare nelle farmacie, se debba essere integrato o posto in competizione con gli altri servizi territoriali. E poi naturalmente va chiarito chi pagherà. Senz’altro siamo molto avanti nel dibattito e presto assisteremo alle prime applicazioni. Peraltro le farmacie italiane già oggi assicurano ai cittadini moltissimi servizi.  In Europa esistono trenta assetti distributivi diversi non sempre confrontabili tra loro.

L’industria lamenta un ritardo – talora grave – tra l’approvazione dell’Ema per un nuovo farmaco e la sua effettiva disponibilità da parte del paziente italiano. E’ un problema che ritenete vada risolto velocemente?
L’accesso al farmaco da parte dei pazienti italiani dipende dai tempi necessari per l’inserimento nel Prontuario nazionale e in quelli regionali, due procedure sulle quali l’Ema non ha influenza. Le agenzie nazionali sono responsabili di una piccola parte del ritardo nelle procedure di recepimento delle nostre decisioni, le Regioni sono responsabili della maggior parte del ritardo. Lo dimostra anche il fatto che in Germania, Paese con una tradizione federalista consolidata, la situazione è persino peggiore che in Italia.

La carenza di alcuni farmaci nel circuito distributivo di diversi paesi Ue sta diventando un fenomeno preoccupante. Quali sono le cause e quali soluzioni che si potrebbero mettere in campo?
L’esportazione parallela è la causa principale. Negli ultimi due anni si contano sulle dita di una mano i casi di mancanza di farmaci dovuti a carenza di qualità di prodotti provenienti da produzioni delocalizzate in paesi lontani . Di solito, invece, la carenza cronica di determinati farmaci è dovuta al parallel trade, pratica peraltro legale, che non rientra tra le competenze  dell’Ema. L’unica soluzione per superare il problema sarebbe una modifica alla legislazione europea.

In  Italia la contraffazione dei farmaci è un problema ancora marginale grazie alla sicurezza della filiera, come Lei ha ribadito anche nel suo intervento al Simposio. I farmaci contraffatti viaggiano solo tramite internet, palestre e negozi etnici. Cosa si può fare per combattere la vendita illegale sul web?
Sono necessarie campagne di informazione per rendere i cittadini consapevoli dei rischi che corrono comprando su internet. E anche in questo  la farmacia può fare moltissimo. Sono invece favorevole alla consegna a domicilio dei farmaci da parte delle farmacie del territorio, anche tramite procedure di richiesta informatica. A patto ovviamente che rimangano tutte le garanzie offerte oggi nella vendita “reale”.

Il ruolo delle farmacie nella farmacovigilanza è molto importante. Come incrementarlo?
Anche in questo caso servono campagne di informazione, perché i cittadini dovrebbero capire che la segnalazione fatta tramite il medico di famiglia o la farmacia arriva sicuramente all’Ema, che è in grado di gestire tali informazioni. Inutile un report fatto su Twitter o altri social network, perché si genera solo allarmismo e l’informazione non viene immagazzinata nel sistema ed elaborata. (SN)

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