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Forum Shackleton, dallo Juventus Stadium ricetta per reagire alla crisi

19/09/2013 00:53:49
La crisi c’è e morde anche gli acquisti che gli italiani fanno per la propria salute. Ma la gente continua a entrare in farmacia con la stessa frequenza di un tempo ed è su questo zoccolo che i titolari devono impostare la ripartenza delle loro aziende. E’ uno dei messaggi positivi che arrivano dal Forum di Shackleton Consulting sull’innovazione in farmacia. Organizzato nella patinata cornice dello Juventus Stadium di Torino (scelto a esemplificare un’esperienza imprenditoriale di successo), l’evento ha messo sotto i riflettori pregi e difetti della farmacia di oggi. Che, come detto, ha subito negli ultimi anni l’erosione di fatturati e marginalità, ma al contrario di molti altri canali non perde clienti. «I dati sugli scontrini» ha detto in particolare Elena Folpini, responsabile ricerche di Mercato di New Line «dicono che in sostanza negli ultimi tre anni gli ingressi in farmacia sono rimasti sostanzialmente stabili dal punto di vista quantitativo. Quando variano su qualche mese, lo fanno solo perché il calendario conta un numero di giorni lavorativi superiore o inferiore all’anno precedente». La stabilità degli ingressi è quindi la leva con cui reagire all’erosione degli utili che è determinata principalmente dalle dinamiche in atto nell’etico rimborsato, a causa di genericazioni e contenimenti vari della spesa. «Se dal nostro campione di farmacie isoliamo quelle che mostrano le performance di vendita migliori» ha continuato Folpini «e poi mettiamo a confronto le medie scontrini dei due gruppi, scopriamo che a fare la differenza sono soprattutto gli scontrini con referenze della sola area commerciale e quelli con referenze miste, etico e commerciale. In sostanza, le farmacie “top” hanno saputo valorizzare la propria area di libera vendita».
Se gli ingressi vanno collocati tra i “fondamentali” sani dell’impresa farmacia, i titolari comunque mantengano entrambi i piedi per terra: la crisi ha cambiato tutto e certe “leggerezze” del passato sono ggi un lusso insostenibile: «In certe dinastie industriali di un tempo» ha ricordato Nicola Posa, amministratore delegato di Shackleton Consulting «si usava dire “azienda ricca ma famiglia povera”. Finora non tutti i farmacisti hanno rispettato alla lettera tale principio e in passato si è spesso considerato la farmacia come una cassaforte dalla quale prelevare soltanto. Oggi non può più essere così, l’azienda richiede investimenti». E anche una gestione oculata: «Una ricerca che stiamo terminando su un campione selezionato di farmacie» ha osservato Franco Falorni, docente di economia aziendale all’università di Pisa «dimostra che il 60% circa dei titolari riesce a tenere capitalizzata la propria farmacia, ma non sa farla rendere». Ed ecco allora l’invito di Posa perché i farmacisti prendano in mano le redini del loro destino: «Il titolare è innanzitutto un imprenditore, piaccia o no» ha detto «quindi deve ragionare da imprenditore. Oggi la crisi lo mette davanti a un bivio, può solo lasciare – cioè vendere – oppure raddoppiare, cioè scommettere sulla sua farmacia, investire e crescere. La Juventus ha trasformato il suo stadio in un’azienda che produce utili, i titolari facciano altrettanto con le proprie farmacie». (AS)

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