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Convenzione, l’Atto d’indirizzo: farmacia interfaccia del cittadino

20/02/2015 00:24:45
Cinque pagine dattiloscritte. Nelle quali trovano posto due capitoli di largo respiro – dedicati alla «mission» e alla «visione» della farmacia – e una breve sequenza di rivendicazioni di dettaglio. Eccolo l’Atto di indirizzo che dovrà aprire la trattativa tra Sisac e farmacie per il rinnovo della Convenzione. Approvato la settimana scorsa dagli assessori alla Salute delle Regioni e spedito martedì al Governo per il via libera finale (un passaggio poco più che formale), il documento è stato portato ieri sul tavolo della Conferenza delle Regioni dal presidente del Comitato di settore Sanità, Claudio Montaldo.

Il testo disegna in sintesi il tipo di farmacia che la Sanità federalista vorrebbe. Una farmacia, come spiega l’Atto, che privilegi «in modo preponderante la professionalità sanitaria» a discapito degli «aspetti commerciali che non hanno alcuna connotazione sanitaria»; una farmacia che dovrà rappresentare «la prima interfaccia del cittadino con il Ssn» grazie alla sua capillare distribuzione sul territorio e, a livello regionale, dovrà «trovare spazi nell’organizzazione sanitaria a seconda delle decisioni e delle esigenze organizzative definite dalle singole Regioni».

Come già hanno sperimentato i medici di famiglia, la nuova Convenzione contemplerà quindi due livelli negoziali: quello centrale, dove i contenuti contrattuali troveranno la loro cornice, e quello regionale, che rappresenterà una sorta di declinazione ed estensione della prima. L’Atto d’indirizzo lo fa capire chiaramente laddove delimita le tematiche del livello nazionale: la «negoziazione deve garantire l’uniformità dei rapporti convenzionali tra le farmacie e il Ssn, con particolare riferimento alla gestione e controllo delle ricette, al monitoraggio della spesa e delle prescrizioni farmaceutiche, alla normativa legata alla concedibilità dei farmaci, ai livelli essenziali di assistenza, alle disposizioni in tema di tutela della privacy, alle disposizioni in materia di farmacovigilanza». Sempre a livello nazionale andrà definito «un elenco di servizi quali accesso alle prestazioni diagnostiche-ambulatoriali, assistenza domiciliare integrata, assistenza integrativa, promozione farmaci equivalenti, informazione al cittadino, razionalizzazione della distribuzione, attivazione di procedure di screening in applicazione dei piani regionali e/o aziendali, educazione sanitaria sul corretto uso del farmaco, partecipazione alla rete dei mmg con particolare riferimento ai nuovi modelli associativi della medicina di base previsti dal nuovo Patto della salute e dalle sperimentazione regionali (Case della Salute, Creg, Aft e Uccp), partecipazione a campagne di prevenzione, educazione ai corretti stili di vita». Ancora, andranno individuati «meccanismi di remunerazione dell’attività svolta dal farmacista scollegati dal prezzo dei medicinali» almeno «nell’ambito dell’erogazione dei medicinali al di fuori del regime convenzionale (dpc, ndr)» mentre «eventuali oneri riconducibili a servizi e prestazioni diversi dall’erogazione del farmaco» devono essere «di esclusiva competenza regionale».

I servizi che le Regioni vorrebbero collocare nelle farmacie rappresentano il capitolo più corposo di tutto l’Atto d’indirizzo: servizi di prevenzione (screening epidemiologici, campagne vaccinali, partecipazione al Piano nazionale Prevenzione), servizi ad alta tecnologia (Cup, consegna referti, collegamento in rete con i mmg per prestazioni come l’assistenza farmaceutica al paziente con limitazioni motorie), servizi aggiuntivi (rilevazione e monitoraggio dei consumi farmaceutici anche non rimborsati, supporto all’autodiagnosi) e infine i servizi del D.lgs. 153/2009. Menù ricco, ma con un’avvertenza: «Nella convenzione dovrà essere prevista l’obbligatorietà dell’adesione delle farmacie ai contenuti degli accordi regionali anche per quanto riguarda l’erogazione dei servizi aggiuntivi che la qualificazione del ruolo implica».

Chiudono la panoramica le richieste “scomode” che le Regioni mettono già sul piatto e che certamente riscalderanno la trattativa a venire: pagamenti Asl differiti in considerazione del fatto che «le farmacie pagano i loro fornitori a 90 giorni», revisione delle norme che regolano la composizione delle Commissioni farmaceutiche aziendali, eliminazione del contributo Enpaf dello 0,15%, trasformazione del Pht in un «elenco minimo». Federfarma sta analizzando nel dettaglio il testo e invierà a breve una circolare agli associati in cui commenterà i contenuti punto per punto. (AS)

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