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Ddl concorrenza, Federfarma “presidierà” l’iter parlamentare

20/04/2015 09:33:25
Presidiare il cammino parlamentare del ddl concorrenza. Per rintuzzare altri eventuali assalti alla icetta medica da parte della gdo e circoscrivere con opportuni paletti la norma sul capitale, in modo da salvaguardare l’autonomia del servizio. E’ la parola d’ordine che Federfarma lancia da Bologna, dove ieri si è conclusa la XIX edizione di Cosmofarma Exhibition, dopo aver raccolto il sostegno della politica e dei medici di famiglia alla causa della farmacia professionale.

Di tale trasversalità ha dato testimonianza il convegno “politico” che il sindacato titolari ha organizzato sabato mattina nella cornice dell’esposizione bolognese. «Cancellando la liberalizzazione della fascia C con ricetta» ha ricordato la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, nell’intervento con cui ha aperto i lavori (dopo i saluti del segretario nazionale, Alfonso Misasi) «il Governo ha disatteso le indicazioni dell’Antitrust e ha dimostrato di credere in una farmacia capillarmente distribuita sul territorio. Ora però dobbiamo lavorare perché la norma che apre la titolarità al capitale venga ricondotta nel sistema di norme che regolano il servizio: va recuperato il recinto delle incompatibilità previste dalla legge 362 e vanno riviste le regole in materia di responsabilità professionali».

Una conferma indiretta alle affermazioni della presidente Racca sull’orientamento dell’esecutivo è arrivato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha partecipato al convegno con un videomessaggio registrato alla vigilia: «Le farmacie» ha detto «sono una infrastruttura del Ssn da potenziare perché contribuiscano al monitoraggio delle terapie e dell’aderenza, non da demolire. Abbiamo detto no alla liberalizzazione della ricetta per questa ragione, e perché per noi il farmaco non va mai sottovalutato». Quanto all’apertura al capitale, ha concluso Lorenzin «va bene guardare agli altri Paesi e copiare quanto c’è di positivo, ma va assolutamente evitati processi che altrove hanno portato alla proletarizzazione delle professioni, perché sono una risorsa della nostra collettività». Lo stesso allarme è arrivato da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, che a Bologna ha proposto una sorta di “alleanza sindacale” tra titolari e medici di famiglia. «Come voi paventate che l’arrivo del capitale porti all’asservimento del farmacista» ha detto «noi dobbiamo fare i conti con tecnocrati regionali che vogliono subordinare il medico all’Asl e al distretto. A questa doppia minaccia possiamo solo rispondere con una progettualità comune da presentare ai tavoli per il rinnovo delle nostre rispettive convenzioni».

A passare in rassegna le questioni che, in materia di titolarità e capitale, andranno affrontate apertamente nell’iter parlamentare del ddl concorrenza ha provveduto Massimo Luciani, ordinario di Diritto costituzionale all’università La Sapienza di Roma: «Oggi le norme ci assicurano un sistema di regole sulle incompatibilità tra vendita del farmaco e altre attività» ha detto «che il disegno di legge rischia di rendere in parte inoperativo e in parte aggirabile, attraverso partecipazioni azionarie a scatole cinesi. In particolare, è certamente auspicabile che alla norma, così com’è uscita dal Consiglio dei ministri, vengano introdotti correttivi diretti a riservare la maggioranza della partecipazione societaria ai farmacisti, porre un limite al numero di farmacie aggregate in catena e fissare paletti precisi alle cosiddette integrazioni verticali, allo scopo di meglio tutelare la salute dei cittadini e non rendere la farmacia un’impresa commerciale come le altre».

Dai rappresentanti della politica presenti al convegno, infine, è subito arrivata la disponibilità a sostenere tali richieste: «Presidieremo il ddl concorrenza» ha promesso la senatrice Pd Francesca Puglisi «le farmacie rappresentano una rete che tutela la salute dei cittadini». «Non ci faremo tirare per la giacca» ha aggiunto Maurizio Bernardo, deputato di Area Popolare (Ncd-Udc) «i farmaci con obbligo di ricetta devono restare in farmacia perché ne va della salute dei cittadini». «Siamo preoccupati per l’asciuttezza della norma sul capitale» ha osservato Andrea Mandelli, senatore Fi e presidente della Fofi «se pensiamo che il mercato debba essere protagonista della salute non abbiamo capito nulla». (AS)

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