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Parallel trade tra spiragli comunitari e dilemmi francesi

22/05/2014 22:43:31
Per la Comunità europea il commercio parallelo rimane un tassello intangibile del Mercato unico, ma in materia di farmaco il diritto comunitario concede comunque spazi a misure dirette a tutelare disponibilità e approvvigionamenti. E in ogni caso, sarebbe sbagliato individuare nel parallel trade la causa esclusiva del fenomeno carenze. E’ la doppia riflessione che arriva dal seminario sul commercio parallelo dei famaci organizzato ieri a Roma da Hps-Aboutpharma in collaborazione con lo studio associato Baker & McKenzie. Per gli esperti che si sono avvicendati al microfono, in particolare, qualcosa negli orientamenti di fondo dell’Europa sta cambiando: «Se fino a pochi anni fa dominava un’incondizionata fiducia nel parallel trade» ha spiegato Roberto Cursano, legale di Baker & McKenzie «ultimamente crisi economica e interventi legislativi di alcuni stati membri – come quelli adottati dall’Italia con il decreto anticontraffazione – fanno intravvedere un’evoluzione. Il commercio parallelo dei farmaci oggi rimane un’attività del tutto legittima, ma con qualche limitazione in più rispetto al passato». Vanno nella stessa direzione due note sentenze della Corte di giustizia Ue «Nel 2008» ha ricordato Cursano «i giudici riconobbero il diritto del produttore a contingentare le forniture al distributore quando la richiesta che arriva da quest’ultimo è anomala rispetto al mercato. Nel 2009, nella sentenza Glaxo, la Corte ammise in via eccezionale la pratica del dual price da parte dell’industria farmaceutica perché c’era la necessità di tutelare gli investimenti in ricerca. Sia chiaro, l’Ue resta refrattaria al doppio prezzo perché rappresenta una restrizione della concorrenza, ma in determinate situazioni la pratica può essere tollerata».
Se in Europa il vento non pare più soffiare come un tempo a favore del parallel trade, per alcuni esperti resta comunque tutta la dimostrare la relazione di causalità tra carenze e commercio parallelo: «Il diritto comunitario impedisce divieti alle esportazioni parallele e neanche il decreto anticontraffazioni potrà rivendicare eccezioni» ha detto Claudia Desogus, funzionario dell’Autorità garante della concorrenza «il fatto però è che di recente alcuni documenti esaminati dall’Antitrust greca legittimano il dubbio che all’origine delle carenze ci siano più i contingentamenti dell’industria che il parallel trade».
Che le irreperibilità derivino da una causalità complessa è un dubbio legittimato anche dalla ricerca pubblicata ieri in Francia dalla Leem, l’equivalente transalpino della nostra Farmindustria. Lo studio dimostra, dati alla mano, che le rotture di stock sono un fenomeno recentissimo: 44 casi registrati nel 2008, 173 nel 2012, più di 200 l’anno passato. Dopo essersi battibeccati a lungo sulle responsabilità (con il parallel trade sul banco degli imputati), produttori e distributori hanno imboccato la strada della collaborazione e da un anno circa hanno messo in campo misure (numeri verdi per gli acquisti diretti, scorte “tampone” per coprire le emergenze) che hanno dato qualche risultato: le rotture, prima concentrate sui farmaci privi di alternative terapeutiche, riguardano ora i medicinali di uso consolidato. Per la Leem, è la dimostrazione che le carenze sono anche frutto delle tensioni economiche patite negli ultimi anni dalla filiera a causa della caduta dei prezzi: per contrastare l’erosione degli utili, si riducono gli stock e si cercano economie sul magazzino così come negli altri reparti. A giudizio degli industriali francesi, è la dimostrazione che le misure allo studio del governo – dalle quali deriverebbe una nuova sforbiciata alla spesa e ai prezzi dei medicinali – potrebbero aggravare il problema. Ma dà da pensare anche agli italiani. (AS)

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