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Pillola del giorno dopo: la legge obbliga il farmacista a dispensare

22/12/2016 00:36:08
Fa discutere la sentenza del Tribunale di Gorizia che, il 15 dicembre scorso, ha assolto una farmacista dall’accusa di omissione o rifiuto di atti d'ufficio perché aveva negato la “pillola del giorno dopo” a una cliente per obiezione di coscienza. In attesa delle motivazioni dei giudici, che dovranno essere depositate entro 90 giorni, la vicenda ha già scatenato un ampio dibattito che investe non solo la deontologia ma anche natura e doveri del servizio farmaceutico. E’ da questa prospettiva che la presidente nazionale di Federfarma, Annarosa Racca, ha commentato la notizia su invito di alcuni quotidiani: il farmacista è deputato alla dispensazione del farmaco e per legge deve erogarlo, perché la farmacia è il primo presidio del Ssn sul territorio. L’obiezione di coscienza non è contemplata ed è giusto che sia così.

Ancora più severa la reazione di Federconsumatori: «pillola del giorno dopo (Norlevo, ndr) e dei cinque giorni dopo (EllaOne, ndr) non sono farmaci abortivi» ha ricordato ieri l’associazione in una nota «ma contraccettivi di emergenza che ritardano o inibiscono l’ovulazione». Appare dunque ancora più ingiustificato e inammissibile il rifiuto della farmacista, considerato oltretutto che l’indicazione del medico era quella di assumere il farmaco entro la giornata. «Federconsumatori» continua il comunicato «ribadisce l’impegno a tutelare le donne e i loro diritti e a interdire il ricorso all’obiezione di coscienza per rifiutare la prescrizione e la vendita dei farmaci contraccettivi di emergenza. Invitiamo dunque tutte le donne che avessero avuto problemi simili a segnalarlo alla nostra Associazione, per tutelare non solo i loro, ma i diritti alla libertà di tutte».

La presidente Racca esclude però che il caso della farmacista friulana sia seriale. «Si tratta di un episodio isolato» assicura a Filodiretto «le farmacie dispensano regolarmente e i dati sui consumi dei contraccettivi d’emergenza lo confermano: nei primi otto mesi di quest’anno sono state vendute più di 200mila confezioni di EllaOne, nello stesso periodo dell’anno scorso ne erano state dispensate poco più di 102 mila e l’anno prima ancora circa 13mila. Tra il 2014 e il 2016 le vendite sono cresciute di oltre il 660%, è evidente dunque che le farmacie fanno il loro dovere».

Di tutt’altro segno, ovviamente, il commento dell’associazione Scienza & Vita, che in una nota diffusa ieri applaude alla sentenza con cui è stata sancita la non punibilità della farmacista. «La professionista aveva invocato, nella sua scelta, la libertà di coscienza» è la tesi dell’associazione «l’assoluzione riconosce di fatto il diritto all’obiezione e conferma la tutela costituzionale della libertà di pensiero». (AS)

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