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Cure primarie, ancora lontana integrazione medici di mg-farmacie

23/03/2015 07:02:45
Tranne rare eccezioni, i Paesi europei hanno ancora molto da lavorare perché farmacie e medici di famiglia facciano realmente rete in un sistema delle cure primarie che sappia replicare sul territorio i percorsi e la continuità dell’assistenza ospedaliera. E’ uno dei dati “collaterali” che emerge dal Rapporto con cui l’Oms ha radiografato assetti e dinamiche dell’assistenza primaria in 31 Paesi europei, per metterne in luce governance, sistemi di finanziamento, prestazioni, organizzazione. Pubblicata in anteprima dal Sole 24 Ore Sanità, la ricerca definisce le cure primarie «la porta di accesso all’intero sistema delle cure». Per tale ragione, è fondamentale che la sua offerta sia il più possibile prossima alle comunità locali, «senza barriere fisiche, psicologiche o finanziarie di alcun genere». Quanto all’organizzazione, è scelta comune a molti Paesi che la medicina generale sia il perno centrale dell’assistenza primaria, ma è anche frequente che al sistema partecipino anche altre figure: pediatri, infermieri, fisioterapisti, internisti, assistenti sociali e, appunto, farmacie.

Nonostante la multiprofessionalità delle cure primarie, sono tuttavia pochi i Paesi che hanno lavorato sull’integrazione tra le varie figure e, in particolare, sulla collaborazione tra medici di famiglia e farmacie. Eppure, il Rapporto dell’Oms ricorda che «una migliore integrazione tra i servizi» delle cure primarie agevola l’attuazione di «strategie mirate alla prevenzione e alla promozione della salute». Non solo, dati e ricerche suggeriscono che un sistema delle cure primarie «forte» agevola il controllo dei costi sanitari e migliora «gli outcome di salute». E poi, «cronicità e multimorbilità possono essere trattate più efficacemente se gli operatori (del territorio, ndr) lavorano in stretta collaborazione e ridiscutono assieme le proprie aree d’intervento».

“Integrazione” dovrebbe dunque essere la parola d’ordine di un sistema delle cure primarie orientato alla medicina d’iniziativa e all’appropriatezza, ma a giudicare da quanto fotografa il Rapporto per ora se ne vede poca. A parte in Lituania, Lettonia e Malta, per esempio, tutti gli studi dei medici di famiglia sono forniti di computer ma in pochissimi Paesi (Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) il Pc viene usato per una comunicazione continua con le farmacie del territorio. Soltanto in Belgio, Repubblica Ceca, Grecia e Olanda, poi, è abitudine che medici di mg e farmacisti abbiano regolari incontri di coordinamento. Infine, solo in Svizzera e Gran Bretagna il farmacista è istituzionalmente coinvolto nella prevenzione.

«E’ vero, in Europa si sta facendo ancora poco per consentire alle due professioni di lavorare di concerto» conferma Fabrizio Gianfrate, docente di Economia sanitaria e farmaceutica all’Università di Ferrara «e si tratta senz’altro di un’opportunità mancata, perché la sinergia tra medici di mg e farmacie consentirebbe un importante recupero di efficienza e di qualità delle cure, soprattutto in termini di appropriatezza. Il rammarico, poi, diventa ancora maggiore se si considera che le tecnologie rendono oggi ancora più facile trasferire dati e condividere informazioni cliniche». Quanto ai fronti sui quali avviare la collaborazione, Gianfrate non ha dubbi: «Programmi di disease management condotti in cooperazione da mmg e farmacie darebbero risultati subito significativi in tutta la vasta area della cronicità, dai diabetici ai cardiopatici agli ipertesi. E’ un peccato che finora gli accordi convenzionali delle due professioni abbiano totalmente trascurato questo tema, speriamo che nei prossimi la tendenza si inverta. Il fatto è che il nostro Paese continua a spendere per l’assistenza ospedaliera molto più dei suoi vicini e questo divario non ha alcuna giustificazione clinica. Urge spostare cure e competenze sul territorio, ma prima vanno integrati e messi in rete i professionisti delle cure primarie». (AS)

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