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Distribuzione, si raffredda la corsa alle autorizzazioni all'ingrosso

23/11/2016 00:18:05
Sembra perdere spinta la corsa alle autorizzazioni per la distribuzione all’ingrosso che da anni “gonfia” il segmento intermedio di operatori interessati soltanto a lucrare sul parallel trade. Questo, almeno, è quanto suggeriscono i dati contenuti nell’elenco con cui il dicastero della Salute tiene stabilmente traccia dei siti logistici autorizzati. La lista, reperibile nell’area Open data del sito ministeriale e liberamente consultabile, conta al 21 novembre 3.101 aziende, tra le quali 1.758 grossisti e 731 depositari. Non tutte però sono effettivamente aperte, perché l’elenco conserva anche i nomi delle imprese che hanno chiuso o si sono viste revocare l’autorizzazione. Inizio e fine dell’attività, in particolare, sono registrate scrupolosamente con l’indicazione delle date in cui sono stati emessi i provvedimenti amministrativi ed è proprio da un’analisi di tali informazioni che si può ricavare una contabilità di ingressi e uscite.

Cominciamo dalle aperture: i dati del Ministero dicono che negli ultimi sei anni il numero delle domande accolte dai servizi farmaceutici regionali mostra oscillazioni piuttosto contenute, che delimitano i totali annuali tra le 200 e le 250 autorizzazioni circa (vedi grafico). Fa eccezione l’anno in corso, in cui si contano 126 nuove autorizzazioni soltanto, ma in un periodo di osservazione ristretto a undici mesi. Al confronto appare ben più pronunciato l’andamento delle chiusure: nel 2011 erano 44, l’anno scorso se ne sono contate addirittura 167. In mezzo un’ascesa costante: nel 2012 sono state cancellate 48 autorizzazioni, nel 2013 si è saliti a 76, l’anno dopo sono diventate 148.

Il saldo tra aperture e chiusure che ne risulta, fotografa meglio di ogni altro dato quella stanchezza di cui si parlava all’inizio: alla fine del 2011 il comparto della distribuzione intermedia contava 190 imprese in più, nel 2012 salgono a 207, nel 2013 crollano a 123, l’anno dopo l’incremento scende ancora a 85, nel 2015 si abbassa a 58. E negli undici mesi di quest’anno siamo a 49. La crescita degli operatori appartenenti al comparto, in sostanza, rallenta di anno in anno.

Le cause della parabola discendente? I dati non lo dicono, ma probabilmente non si va troppo lontano dal vero se tra i motivi della “frenata” si mette il pressing che da un triennio circa subiscono le imprese dedite al parallel trade: i controlli dei Nas, le verifiche più severe delle Regioni (come richiesto insistentemente da Federfarma), le segnalazioni delle farmacie secondo le disposizioni del d.lgs 17/2014, che a sua volta ha richiamato i distributori ai doveri del servizio pubblico. Una sequela di interventi che – forse – potrebbero avere finito per rendere il business di questi operatori sempre più meno “facile” e redditizio. «Se così fosse ne saremmo contenti» commenta la presidente nazionale di Federfarma, Annarosa Racca «perché darebbero ragione all’impegno profuso dal sindacato per contrastare le carenze e i fenomeni che le alimentano. I farmacisti devono fare i farmacisti e dispensare i farmaci, non fare i distributori».

«I dati sono interessanti e ritengo credibile l’ipotesi che il saldo possa essere in contrazione a causa dei controlli delle Asl» è il parere del presidente di Adf, Mauro Giombini «mi piacerebbe però conoscere non solo il numero delle aperture, ma anche quello delle richieste di autorizzazione ricevute dalle singole Regioni. In ogni caso, va detto che ci troviamo davanti a una dinamica in fase di miglioramento ma ancora “malata”, perché pur sempre in crescita. E non possiamo escludere un’inversione di tendenza per effetto della recente sentenza del Tar Lazio che ha “depotenziato” il parere del Ministero sulla separazione tra attività all’ingrosso e vendita al pubblico. Pertanto, andrà sfruttata ogni occasione per spingere le regioni e le singole Asl a pretendere criteri fisici di minima dei magazzini prima di autorizzare, e successivi controlli fin quando non si constati lo svolgimento di una reale attività di distribuzione alle farmacie della regione».

Preoccupata per la sentenza del Tar Lazio – così come per il ricorso presentato dall’Associazione dei farmacisti-grossisti contro il protocollo sulle carenze dello scorso settembre - anche Federfarma Servizi: «I dati del Ministero fanno pensare che la pressione sul parallel trade funziona» ammette il presidente dell’associazione, Antonello Mirone «ma un’eventuale bocciatura del protocollo davanti al Tar vanificherebbe tutto. Per questo, riteniamo che forse sia arrivato il momento di intervenire con un provvedimento legislativo che non lasci più spazio a interpretazioni e dubbi: la salute del cittadino deve essere la priorità per le imprese che nella distribuzione farmaceutica operano per davvero. E che da anni sono sottoposte a un processo di fusioni e integrazioni diretto a rafforzarne la posizione». (AS)

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