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Diretta vs. convenzionata, precisazione Federfarma sui dati Sifo

24/11/2016 00:20:07
Se nel 2015 la spesa farmaceutica di ospedali e distribuzione diretta ha superato per la prima volta la spesa convenzionata che passa dalle farmacie del territorio, non è soltanto per i nuovi farmaci ad alto costo che le strutture pubbliche dispensano in via esclusiva. Incide anche l’accanimento con il quale si continua a spostare in distribuzione diretta medicinali di uso ormai consolidato o di basso costo, che invece dovrebbero essere dispensati in farmacia per risparmiare agli assistiti i penosi viaggi e le costose perdite di tempo cui spesso costringe la diretta. E’ la precisazione con cui Federfarma commenta il comunicato diffuso ieri dalla Sifo in vista del suo 37° Congresso nazionale, in programma a Milano dall’1 al 4 dicembre.

Nella nota, la società scientifica accende un riflettore sulle dinamiche imboccate nell’ultimo anno dalla spesa farmaceutica del Ssn. La più eclatante delle quali è appunto il sorpasso della spesa cumulata ospedaliera+diretta sulla convenzionata: 9,7 miliardi di euro la prima, quasi 8,6 la seconda. «L’aumento della spesa rischia di mettere a serio rischio la sostenibilità, l’equità e l’universalità del nostro sistema sanitario» è l’allarme di Giovanna Scroccaro, dirigente del Servizio farmaceutico della Regione Veneto e past president della Sifo «è pertanto urgente una modifica legislativa dell’attuale meccanismo di negoziazione: il prezzo attribuito a un nuovo farmaco dev’essere proporzionale ai vantaggi clinici che questo apporta rispetto alle terapie già disponibili; i farmaci che presentano risultati simili devono essere acquistati dal Ssn al medesimo prezzo». «Sul versante clinico» aggiunge Maria Grazia Cattaneo, presidente del Congresso milanese «è necessario attivarsi affinché le prescrizioni mediche siano sempre più appropriate, cioè effettuate all’interno delle indicazioni cliniche raccomandate dalle Linee Guida e all’interno delle indicazioni d’uso per le quali è dimostrata l’efficacia».

Per Federfarma le proposte sono ragionevoli, ma incidono soltanto su una parte del problema perché la spesa di ospedali e Asl non è alimentata soltanto da farmaci di ultima generazione e di alto costo, ma anche da prodotti autorizzati da più di un quinquennio o da farmaci equivalenti (cioè con brevetto scaduto, quindi vecchi più di dieci anni) con prezzi irrisori. «Questi medicinali» ricorda la presidente di Federfarma, Annarosa Racca «dovrebbero essere distribuiti dalle farmacie del territorio, come avviene in tutti gli altri Paesi, perché i pazienti hanno il diritto di trovarli facilmente e sotto casa, senza lunghi viaggi o snervanti attese. Ci sono invece Regioni che preferiscono farli dispensare dalle Asl o dagli ospedali, in nome di risparmi che sono tutti da dimostrare». E se servisse un esempio, si potrebbe citare la recente determina dell’Aifa che dal 17 novembre ha spostato nel Prontuario della distribuzione diretta (Pht) sei versioni generiche del sildenafil (Viagra), rimborsate dal Ssn sotto la nota 75 (prescrizioni a pazienti con disfunzione erettile da danno transitorio o parziale del midollo spinale). «Con questo provvedimento» continua Racca «persone costrette sulla sedia a rotelle o comunque in condizioni disagiate potrebbero essere obbligate a fare la spola con l’Asl o l’ospedale per ritirare i farmaci prescritti».

Con le sue precisazioni, in ogni caso, Federfarma non intende rimuovere appunti alla Sifo, anzi. «Concordiamo con la società scientifica sulla necessità di fare chiarezza all’interno delle varie voci che comprendono la spesa farmaceutica» avverte Racca «e auspichiamo che il prossimo Congresso dei farmacisti ospedalieri sia occasione di confronto con tutte le componenti del settore, per trovare soluzioni efficaci e condivise». Sulla distribuzione diretta, poi, Federfarma e Sifo avevano approntato di comune accordo una proposta per la riorganizzazione del Pht che individuava i medicinali di uso consolidato trasferibili già da subito dalla distribuzione diretta a quella convenzionata. «E’ necessario proseguire su questa strada» conclude la presidente di Federfarma «perché non possiamo continuare ad assistere ad un aumento incontrollato della spesa per farmaci erogati nelle strutture pubbliche, con disagi per i malati, senza che questo sia giustificato da motivazioni di carattere sanitario. Non dobbiamo fare la gara per vedere se è la spesa ospedaliera o quella convenzionata che “batte” l’altra ma dobbiamo individuare, attraverso un percorso condiviso, quali farmaci richiedono necessariamente una distribuzione ospedaliera e quali debbano essere disponibili agevolmente in farmacia».

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