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Innovativi, dall’Assemblea di Federfarma apertura alle farmacie

25/05/2016 01:10:52
I farmaci innovativi devono tornare nelle farmacie del territorio. Perché l’Italia sta per essere “invasa” da un’ondata di nuove molecole – in gran parte anticorpi monoclonali per uso oncologico – che verranno somministrate a pazienti trattati in ambiente domiciliare, cioè a casa. E perché il modo con cui è stata governata finora la spesa farmaceutica dimostra che le farmacie del territorio possono assicurare un monitoraggio di consumi e aderenza alle terapie assai migliore. Questa, in sintesi, l’evidenza emersa con maggiore chiarezza dai lavori della prima Assemblea pubblica di Federfarma, organizzata ieri al Teatro Eliseo di Roma con l’obiettivo di mettere in vetrina progettualità e numeri delle farmacie italiane. «Spesso» ha osservato il segretario nazionale del sindacato titolari, Alfonso Misasi, nel suo intervento di saluto «avvertiamo l’esistenza di due diverse immagini della farmacia: una positiva e luminosa, quella della gente e dei cittadini che la frequentano; l’altra critica e negativa, sostenuta da opinion maker, giornalisti e alcuni politici». «Sono troppi quelli che non sanno quanto realmente facciamo ogni giorno» ha rincarato la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, nella sua relazione di apertura «la farmacia è un patrimonio fatto di professionisti che ogni giorno svolgono il proprio lavoro, è uno stakeholder dalla massima affidabilità che assicura una dispensazione responsabile e dati di spesa aggiornati, grazie ai quali contribuisce efficacemente alla governance della farmaceutica. Dobbiamo essere orgogliosi del valore aggiunto che assicuriamo al Paese».

Tutti i numeri, ha fatto notare la presidente Racca, spingono per fare della farmacia un «hub della distribuzione sul territorio», cui ricondurre la dispensazione di tutti i farmaci, con la sola eccezione di quelli per la somministrazione dei quali è indispensabile l’ambiente protetto dell’ospedale. «E’ ormai appurato che la dpc dà molti più benefici della diretta» ha ricordato Racca «bisogna puntare sul territorio e sul binomio farmacia-medico di famiglia». Così come va messo in piedi un nuovo sistema di governance della spesa farmaceutica: «Le proposte delle Regioni sono deludenti e superate: una programmazione della spesa sanitaria per compartimenti stagni non ha più senso, si deve andare verso una programmazione integrata delle diverse voci di spesa».

Estesi consensi dai rappresentanti della politica e delle istituzioni intervenuti all’Assemblea. «Grazie alle farmacie controlliamo la spesa e la dispensazione» ha ricordato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin «e noi abbiamo estremo bisogno di dati certificati, soprattutto sull’ospedaliera. La farmacia è una struttura fondamentale per il Ssn, occorre che si metta in rete con Asl e medici di famiglia per la presa in carico delle cronicità e per i servizi». La parola d’ordine del Ministro, in sostanza, è “più farmacia nel Ssn”: «I nuovi servizi sono un’opportunità, vogliamo usarvi ancora di più nella vostra connotazione di servizio pubblico» ha detto ancora Lorenzin, alla quale l’Assemblea ha tributato una standing ovation al termine dell’intervento. «Grazie al Ministro per le sue belle parole» ha commentato dal palco la presidente Racca «ancora una volta ci ha dimostrato la sua vicinanza e la sua sensibilità».

Ma sugli innovativi nelle farmacie del territorio è arrivata un’importante apertura anche dal direttore generale dell?Aifa, Luca Pani: «Sul punto siamo tutti d’accordo» ha detto «anche perché l’Ema ha approvato di recente una quarantina di nuove molecole per trattamenti che presuppongono la gestione del paziente sul territorio, cosa che rende la farmacia il punto di dispensazione più ovvio. Prima però bisognerà formare i farmacisti, perché oggi nessuno di loro è pronto a gestire questi farmaci». Vero comunque che la distribuzione dalle farmacie consentirà anche un monitoraggio migliore dei consumi: «Sui dati di spesa della convenzionata non abbiamo problemi» ha confermato Pani «sull’ospedaliera in effetti le rilevazioni non sempre arrivano. E dato che ormai questa voce di spesa vale 8 miliardi, la contabilizzazione incompleta è un problema».

Anche per Paolo Bonaretti, coordinatore del Tavolo sulla farmaceutica al ministero dello Sviluppo economico, urge fare chiarezza nelle dinamiche della farmaceutica: «Ci sono almeno 400 milioni di spesa per farmaci di fascia A gestiti dall’ospedale» ha detto «è opportuno rimettere un po’ di ordine, anche solo per capire chi fa che cosa». E se è vero che sugli innovativi pende anche la spada di Damocle del finanziamento («il fondo speciale per gli innovativi che vale 500 milioni di euro» ha ricordato Pani «termina quest’anno e l’anno prossimo serviranno maggiori risorse») qualche soluzione si può già mettere in campo, come ha spiegato Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di settore-sanità delle Regioni e assessore al Bilancio della Lombardia. «Con l’efficienza si possono recuperare risorse da reinvestire nell’acquisto degli innovativi. Fare più dpc e meno diretta, per esempio, significa recuperare un po’ di efficienza. Anche con gli innovativi in farmacia hai maggiore efficienza, e lo stesso vale per i servizi: l’anno scorso le farmacie lombarde hanno effettuato 1,2 milioni di certificazioni, quindi meno code alle Asl e maggiore produttività». «Dobbiamo ragionare in modo laico» ha concordato Roberto Scrivo, capo segreteria tecnica del ministero della Salute «per portare l’innovazione nelle farmacie del territorio. E magari, trasbordare in senso inverso, dalle farmacie del territorio alle farmacie ospedaliere, l’esperienza gestionale dei titolari privati».

Per tornare alla governance, va in ogni caso rimossa definitivamente l’idea che la sostenibilità della spesa per gli innovativi passa dalle vecchie logiche dei tagli di spesa a carico dei soliti noti: «Finora» ha osservato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi «ogni volta che c’è stato un problema hanno pagato farmacie e industrie del farmaco. Oggi non è più tempo di politiche di questo genere, anzi: la farmacia deve avere un ruolo nella dispensazione degli innovativi». E l’argomento del gap culturale a carico dei professionisti del territorio funziona solo fino a un certo punto: «Prima hanno tolto al territorio i farmaci di ultima generazione» ha osservato il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo «ora accusano farmacisti e mmg di non saperli gestire. E magari, approfittano di tali alibi per creare sovrastrutture gestionali tortuose e onerose, come i Piani terapeutici». O la distribuzione diretta. (AS)

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