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Emilia Romagna allo sciopero, ultime scaramucce Regione-titolari

26/01/2017 00:31:56
Serrande abbassate, oggi, per le mille farmacie private dell’Emilia Romagna che aderiscono a Federfarma, in sciopero per mezza giornata - dalle 8.30 alle 12.30 - contro il mancato rispetto dell’accordo del 2014 sulla dpc da parte di alcune Asl e della Regione, che avrebbe dovuto farsene garante. E che ieri ha ingaggiato con il sindacato titolari un’ultima scaramuccia, nella quale i due contendenti si sono rimpallati reciprocamente le responsabilità dell’agitazione. Colpa anche del fallimento in cui si è risolto il tentativo, condotto in extremis dalla parte pubblica, di convincere le farmacie a rinunciare allo sciopero e tornare al tavolo di confronto, che si trascina da più di un anno senza significativi risultati.

Alla base del negoziato “last minute” una proposta della Regione che, in cambio della rinuncia allo sciopero, prometteva il passaggio dalla diretta alla dpc di 700mila confezioni e dalla diretta alla convenzionata di un altro milione di pezzi. Venerdì l'offerta a Federfarma, con l'avvertenza però che i termini dovevano essere ancora vagliati dall’assessore alla Salute, Sergio Venturi; il sindacato aveva dunque replicato esprimendo interesse per la proposta e promettendo il rinvio dello sciopero non appena fosse arrivato l'ok di Venturi. Lunedì, invece, il dietrofront: per l'assessore, è stato spiegato a Federfarma, erano già sufficienti le offerte avanzate nei mesi passati al tavolo con le farmacie. Martedì poi la stessa proposta, già naufragata per il no di Venturi, è stata sottoposta anche alle comunali, che si erano lamentate con la Regione per non essere state coinvolte nella negoziazione.

Sfumate le chance di un riavvicinamento, ieri è andato in scena l’atto finale che sempre precede tutti gli scioperi, quello delle recriminazioni reciproche. «I dati parlano chiaro» scrive in una nota Venturi «dal 2014 la distribuzione dei farmaci da parte delle farmacie è cresciuta del 25%. E una confezione grava sui bilanci regionali per 5,02 euro contro gli 1,90 della distribuzione diretta. E’ da un anno che stiamo incontrando le rappresentanze dei farmacisti convenzionati, abbiamo sottoposto per ben tre volte accordi migliorativi, sostenuti da importanti investimenti da parte nostra. Ma Federfarma ha sempre fatto muro». Anche il sindacato titolari mette sul tavolo le sue cifre: soltanto a Rimini, i pezzi transitati dalla distribuzione diretta sono cresciuti dai 962mila del 2009 al milione e 700mila del 2015; in tutta l’Emilia Romagna, sono saliti da 3,3 a 3,8 milioni. «I costi riportati dalla Regione lasciano qualche dubbio» aggiunge il presidente di Federfarma regionale, Domenico Dal Re «ma resta sottotraccia il costo che oggi paga il cittadino, costretto a recarsi negli ospedali per ritirare i farmaci di cui ha bisogno: è dimostrato che la distribuzione in farmacia garantisce maggiore aderenza alle terapie e obbliga al ritiro del farmaco in quantità più razionali e sotto il controllo del medico di famiglia, che segue l’andamento della terapia». Le farmacie comunali hanno deciso di esprimere la loro vicinanza allo sciopero con la chiusura del Cup nella mezza giornata di agitazione. (AS)

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