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Farmacia dei servizi, nuove chance dal decreto su standard ospedalieri

26/06/2015 01:13:36
Farmacia dei servizi e medicina d’iniziativa rappresentano i cardini del nuovo sistema di cure territoriali, che dovrà collegarsi all’ospedale per assicurare la continuità dell’assistenza, anche attraverso «una gestione attiva della cronicità». E’ quanto recita il decreto con cui il ministero della Salute ha emanato il nuovo Regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera. Datato 2 aprile 2015 ma pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 4 giugno scorso, il provvedimento detta le linee per la riqualificazione del primo livello e l’integrazione ospedale-territorio.

Ed è proprio nel capitolo dedicato a quest’ultimo tema che il decreto parla esplicitamente di farmacia. «Va promosso il collegamento dell'ospedale a una “centrale della continuità” o altra struttura equivalente posta sul territorio di riferimento, per la dimissione protetta e la presa in carico post-ricovero», così come vanno sostenute «la medicina di iniziativa e la farmacia dei servizi, quale modello assistenziale orientato alla promozione attiva della salute». L’obiettivo, continua il provvedimento, dovrà passare anche «dall'educazione della popolazione ai corretti stili di vita» e «dall’assunzione del bisogno di salute prima dell'insorgere della malattia o prima che essa si manifesti o si aggravi, anche tramite una gestione attiva della cronicità», così come previsto dal nuovo Patto per la salute 2014-2016.

Degne di lettura per la platea dei titolari di farmacia anche le indicazioni dettate dal decreto sulla riorganizzazione delle Cure primarie, sempre in chiave continuità ospedale-territorio. Le attività riconducibili sotto tale cappello, spiega il Ministero, vanno dai «programmi di dimissione protetta e/o assistita», in particolare per i pazienti che richiedono continuità di cura in fase post-acuta, «alla disponibilità di strutture intermedie» come gli ospedali di comunità; dai «servizi di gestione domiciliare della fase acuta mediante gruppi multidisciplinari, ai programmi di ospedalizzazione» nelle strutture di ricovero del territorio «gestite dai medici di medicina generale».

Sulla base di tali linee, conclude il decreto, le Regioni dovranno quindi procedere «al riassetto dell'assistenza primaria, dell'assistenza domiciliare e di quella residenziale» contestualmente alla «ridefinizione della rete ospedaliera», in coerenza con i Livelli essenziali di assistenza e «con gli obiettivi economico finanziari nazionali fissati per il Servizio sanitario nazionale». Ed è qui, dunque, che la farmacia dei servizi dovrà andare a ricavarsi le sue chance. (AS)

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