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Promofarma: a maggio battuta d’arresto nella dematerializzazione

26/07/2017 00:04:42
Inaspettata battuta d’arresto per la dematerializzazione delle ricette Ssn, che in alcune regioni fa registrare addirittura un passo indietro. La regressione più evidente è ai vertici della classifica: a marzo superavano in cinque la soglia del 90% che sancisce la normalizzazione del “paperless” (Campania, Molise, Trento, Veneto e Sicilia) a maggio soltanto tre regioni rimangono al di sopra dell’asticella (Campania, Molise e Trento). E’ vero, la Sicilia rimane sotto soltanto di pochi decimi di punto (vedi tabella a lato), ma resta il fatto che in due mesi nessun’altra regione si è aggiunta al gruppo di testa e il Veneto è tornato indietro di quasi due punti.

La fotografia arriva dall’ultima rilevazione di Promofarma, la società di servizi informatici di Federfarma, sulla digitalizzazione delle ricette rosse: a maggio, dicono i dati, sono state prodotte 42,2 milioni di prescrizioni “dem”, pari all’82,75% del totale; ossia appena un decimo di punto in più rispetto a marzo (82,67%). In sostanza, è come se il motore della dematerializzazione si fosse fermato, per un manipolo di regioni che rispetto a marzo ha fatto registrare arretramenti più o meno apprezzabili. Il più consistente, oltre al già citato Veneto, è quello della Toscana, che dal 69,67% di marzo cala al 67,10% di maggio, ma fanno volume anche le ridotte contrazioni di Friuli Venezia Giulia e Puglia.

Controbilanciano due o tre regioni in forte crescita: la Provincia autonoma di Bolzano, l’ultima ad aver avviato la digitalizzazione delle ricette, mette a segno un incremento di oltre 10 punti (dal 46,71% di marzo al 58,46% di maggio), ma fanno bene anche le Marche (dal 72,72% al 77,53%) e la Liguria (un punto percentuale in più).

Quanto alle cause della battuta d’arresto, per avere risposte si può soltanto andare a bussare alla porta dei medici di famiglia, ossia i “produttori” di ricette dematerializzate. «Le cause del rallentamento sono parecchie» osserva Gerardo Medea, responsabile dei progetti informatici della Simg (Società italiana di medicina generale) «innanzitutto non va dimenticato che in tutte le progressioni, quando i numeri si fanno grandi gli incrementi diventano sempre più marginali. In secondo luogo, le ricette paperless hanno raggiunto volumi tali che anche i sistemi cominciano a gestirle con qualche fatica, cosa che in alcuni frangenti potrebbe convincere il medico a preferire il vecchio metodo se i tempi di attesa sono eccessivi. Infine, non va dimenticato che attualmente restano sulla carta le ricette redatte in visita domiciliare e quelle riguardanti stupefacenti e farmaci della diretta. E in alcune regioni, queste prescrizioni possono rappresentare anche più del 10% del totale».

Ma per Medea, potrebbe incidere anche il disamoramento di una parte dei medici per la dematerializzazione: «Le ricette sono paperless soltanto a parole» ricorda «perché i generalisti si sono ritrovati a dover stampare il promemoria con spese non indifferenti per carta, stampanti aggiuntive e materiale vario. Era stata promessa la successiva dematerializzazione anche dei promemoria, ma ancora non s’è visto nulla e un po’ di scontento c’è. Anche se, lo ricordo, la dematerializzazione è per i mmg un obbligo convenzionale». (AS)

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