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Tar boccia ricorso aziende: farmacie presidio da tutelare

26/08/2014 00:35:24
Non è incostituzionale la norma della Manovra 2010 che aveva ripartito l’extrasconto del 3,65% tra farmacie e aziende produttrici. Il provvedimento, infatti, ha ridistribuito il peso di quell’intervento per alleviarne l’onere sui soggetti che «sopportano oneri e difficoltà soverchianti o comunque sproporzionati rispetto alla loro attuale capacità, quali sono appunto i farmacisti». E’ quanto afferma il Tar Lazio nelle due sentenze con le quali l’11 agosto ha respinto i ricorsi presentati da Roche e Novartis Farma contro le determine sui nuovi margini di spettanza emanate dall’Aifa in attuazione della Manovra.
In realtà nel mirino dei ricorrenti non c’erano le disposizioni dell’Agenzia quanto le disposizioni dettate dall’articolo11, comma 6, del dl 78/2010, poi convertito nella legge 122/2010. Come si ricorderà, il decreto aveva ridotto di 3,65 punti la quota di spettanza dei grossisti (dal 6,65% al 3%) e aumentato dello stesso valore quello delle farmacie (dal 26,7% al 30,35%). Nessun “regalo” però, perché contestualmente la norma introdusse un ulteriore sconto del 3,65% a carico dei titolari, in modo che quanto sottratto ai distributori finisse nelle casse del Ssn.
La legge di conversione mantenne le quote come rideterminate dal decreto, ma ripartì l’extrasconto tra aziende farmaceutiche (1,83%) e farmacie (1,82%). Ed è proprio contro questo provvedimento che in realtà puntavano i ricorsi di Roche e Novartis. Le due aziende, infatti, sostenevano che la ridistribuzione dell’extrasconto fosse «a tutto vantaggio del settore commerciale dei farmacisti» e «costituzionalmente illegittimo» rispetto a principi fondamentali come quelli della capacità contributiva, della ricerca scientifica e della libertà d’impresa.
Tali tesi sono state però bocciate dal Tar. Secondo i giudici amministrativi, in sostanza, il fatto che la legge di conversione abbia ridistribuito l’extrasconto alleviando l’onere a carico dei farmacisti risponde «a una legittima e comunque non sproporzionata né arbitraria redistribuzione della ricchezza all’interno della filiera», tra i cui obiettivi c’è anche quello di «aiutare l’anello evidentemente stimato dal legislatore più debole della catena distributiva, quello dei farmacisti, in un evidente momento di generalizzata crisi economica». Non va infatti dimenticato, ricorda il Tar, che le aziende farmaceutiche hanno la possibilità di influire sul prezzo di vendita dei propri farmaci tramite la contrattazione con l’Aifa e sulla domanda attraverso l’attività promozionale.
«Con questa sentenza» commenta la presidente di Federfarma, Annarosa Racca «il Tar riconosce che le farmacie devono essere tutelate perché assicurano un servizio fondamentale per la collettività. E poi già contribuiscono da tempo al contenimento della spesa farmaceutica attraverso lo sconto Ssn».

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