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Manovra, dalle bozze spunta il riordino dei tetti sulla farmaceutica

26/10/2016 00:56:57
Sparisce il tetto di spesa sulla farmaceutica territoriale, la convenzionata ne riceve uno a sé e la diretta-dpc si abbina all’ospedaliera, che cambia nome. Fa un po’ “gioco delle tre carte” la riorganizzazione dei tetti di spesa che disegna la bozza della Legge di bilancio anticipata ieri sera da Sanità24, il portale web del Sole 24 Ore Sanità: di fatto dovrebbe essere quella riforma della governance farmaceutica sulla quale Palazzo Chigi e Conferenza delle Regioni si stanno confrontando da mesi, anche se al momento parrebbero mancare alcuni tasselli (il superamento del payback, per esempio). E se così è, corre l’obbligo di riconoscere che alla fine hanno avuto la meglio i governatori, perché il nuovo sistema di tetti pare ricalcato sulla proposta avanzata dalle Regioni nel maggio scorso.

Di fatto si profila uno spacchettamento e riassemblaggio dei livelli di spesa: sparisce per cominciare la nozione di spesa farmaceutica territoriale con relativo tetto all’11,35%, perché le due voci che finora la componevano (cioè spesa convenzionata e spesa per la distribuzione diretta-dpc) si scindono e imboccano strade diverse. La convenzionata acquista autonomia contabile e si vede assegnato un proprio tetto, al 7,85%. La diretta-dpc invece confluisce nella spesa farmaceutica ospedaliera, che ingloba anche la spesa sostenuta dalle strutture pubbliche per i farmaci di fascia A e riceve un tetto pari al 7% del Fondo sanitario. Non solo, cambia anche nome: niente più ospedaliera, bensì «spesa farmaceutica per gli acquisti diretti».

La ridenominazione non è mero vezzo. Riflette invece il mutamento di paradigma che contraddistingue la riorganizzazione dei tetti: la linea di demarcazione non è più determinata dai canali distributivi (territorio da un lato, con il doppio canale farmacie più Asl, e ospedale dall’altro) ma dalle modalità di acquisto: prezzo negoziato per la spesa farmaceutica convenzionata, gare d’asta per la spesa tramite acquisti diretti. Ne consegue che dall’anno prossimo le farmacie del territorio dovrebbero attingere da entrambi i budget: dalla spesa convenzionata per i farmaci di fascia A, dagli acquisti diretti per la dpc.

Più difficile invece capire se dallo spacchettamento e riquantificazione dei tetti le farmacie del territorio guadagnano, pareggiano o perdono. In Federfarma sono già in corso le prime analisi, ma se si prendono per buone le cifre offerte recentemente dall’Osservatorio farmaci del Cergas l’ipotesi del pareggio prende corpo. Nel suo Report sulla spesa farmaceutica 2015, infatti, il centro studi dell’università Bocconi dà il consuntivo della convenzionata a 8,4 miliardi di euro, per un’incidenza sul Fondo sanitario nazionale del 7,8%, ossia un decimale circa al di sotto del tetto che la convenzionata dovrebbe ricevere dal 2017.

In attesa di analisi più ponderate, non resta che dare conto degli altri provvedimenti che in tema di farmaceutica appaiono nella bozza: viene rinnovato il fondo per i farmaci innovativi, cui vanno 500 milioni di euro in tre anni (dal 2017 al 2019), e spunta il fondo per gli oncologici innovativi, finanziato con altri 500 milioni; al Piano nazionale vaccini, infine, andranno 100 milioni di euro nel 2017, 127 nel 2018 e 186 dal 2019. Sempre che nell’iter parlamentare le cifre non cambino. (AS)

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