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Critici dalla memoria corta, sul capitale abbiamo dato battaglia

27/07/2016 00:43:26
«Chi oggi mi critica sul ddl concorrenza dovrebbe riavvolgere il nastro e rivedersi le puntate passate». Sono le parole con cui la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, parte al contrattacco di quella fetta di sindacato che negli ultimi giorni ha fatto baccano sul tetto del 20% per le catene.

Presidente, venerdì tre associazioni provinciali della Puglia – Lecce, Brindisi e Taranto – hanno diffuso un comunicato in cui criticano duramente la linea seguita dalla Federazione durante l’iter del ddl concorrenza. Ieri, un documento dello stesso tenore è stato firmato da quattro associazioni siciliane, Agrigento, Caltanissetta, Siracusa e Trapani. Che sta succedendo?
Normale dialettica interna, come accade in tutti i sindacati quando si affrontano eventi epocali come quelli che stanno vivendo i titolari di farmacia. Qualcuno ha parlato di vertici in difficoltà, di Federazione che perde i pezzi. Fermiamoci ai numeri che non si sbaglia mai: le associazioni pugliesi che hanno sottoscritto il comunicato sono tre sulle sei della loro regione, le Federfarma siciliane quattro su nove.

Va bene, ma queste uscite se le aspettava?
Che una parte minoritaria della Puglia fosse contro il capitale a qualunque costo – anche quello di cedere sulla fascia C, come ha detto tempo addietro un presidente pugliese – era noto. Non a caso, nell’ultima assemblea i delegati di quelle tre associazioni hanno votato contro la mia relazione.

E la Sicilia?
Due settimane fa la mia relazione ha ricevuto il sostegno della larghissima maggioranza dell’assemblea, siciliani compresi, che ha approvato linea e interventi portati avanti dal sindacato sul ddl concorrenza. Vorrei sapere dov’erano quel giorno i contestatori che oggi criticano l’azione della presidenza. O dov’erano nelle assemblee precedenti, perché non c’è stata seduta – da quando il governo ha partorito il ddl – in cui io non abbia aggiornato i delegati sull’andamento dell’iter parlamentare e sulle iniziative della Federazione. E non solo le mie relazioni sono state sempre approvate a larga maggioranza: diversi presidenti – anche di Regioni a me non proprio vicine – sono intervenuti per esprimere apprezzamento per il lavoro che si stava conducendo. Insomma, Federfarma non è un vascello senza nocchiero come qualcuno sostiene.

L’accusa, però, è di avere presentato come una vittoria un emendamento sulle catene che con quel 20% serve a poco o nulla…
Falso. Chi pensa che quel 20% ci renda felici prende un granchio colossale. Se fosse, non avremmo sostenuto emendamenti – come quello Schifani, Bianconi, Chiavaroli, Mancuso e De Poli – che limita al 10% il numero delle farmacie controllabili a livello regionale da ogni società. O quello, presentato sempre dagli stessi firmatari, che fissa un tetto comunale al 20%, regionale al 10 e nazionale al 5%. Chi ci accusa di non aver lottato non sa di che cosa parla o è in malafede.

D’accordo. Si è fatta un’idea allora del perché questi emendamenti non sono passati?
Per lo stesso motivo per cui non sono passati quelli proposti dalla Fofi, che si è dovuta accontentare di trasformarne alcuni in semplici mozioni: il Governo ha fatto muro. Come lo ha fatto su tutti i nostri emendamenti diretti a preservare la maggioranza delle società di capitale nelle mani dei farmacisti.

Già, c’era anche questo obiettivo nel mandato che un anno fa vi conferì l’assemblea di Federfarma…
Infatti, e per rispettarlo abbiamo lavorato a fondo in tutte le sedi. Forse qualcuno dovrebbe rinfrescarsi la memoria: si ricorderebbe, per esempio, il parere della commissione Lavoro del Senato, presidente Maurizio Sacconi, che raccomandava di riservare ai farmacisti la maggioranza societaria delle farmacie; oppure la lunga sequela di emendamenti presentanti con il nostro sostegno, tanto alla Camera quanto al Senato, diretti a mantenere il capitale in minoranza. Se sono stati respinti non è perché non abbiamo lottato a sufficienza, ma perché finora il Governo si è rivelato irremovibile oltre ogni ragionevolezza. Lo disse a Cosmofarma Luigi Marino, relatore del ddl al Senato assieme a Salvatore Tomaselli: il ministero dello Sviluppo economico non vuol sentir parlare di limiti societari, non ci resta che dare battaglia su un tetto alle catene. E lì almeno qualcosa si è ottenuto.

Obiettivo conseguito, dunque?
Quando il ddl arriverà in aula al Senato, a settembre, ci rimetteremo al lavoro. Anche qui, però, c’è qualcuno che ha già dimenticato: noi non combattiamo su un solo fronte, quello del capitale; alle nostre spalle incombe sempre un’altra minaccia, la gdo che vuole la fascia C. Emendamenti per la deregulation dei farmaci con ricetta sono stati presentati in tutte le tappe dell’iter parlamentare, costringendoci a spendere tempo e attenzione su due fronti. Sarà così anche in aula a settembre e poi, in autunno, alla Camera, per il voto in terza lettura. (AS)

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