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Fascia C, Biglio (Anpci): no a gdo, piccole farmacie vanno tutelate

27/11/2015 00:16:48
Piomba il no categorico dei piccoli comuni sulle richieste della distribuzione organizzata per avere i farmaci con ricetta nelle loro parafarmacie. E’ uno dei primi effetti del protocollo firmato la settimana scorsa da Sunifar, Senior Italia (ex Federanziani) e Anpci (Associazione nazionale piccoli comuni italiani) per una comune strategia di sostegno alle comunità che abitano in paesi e paesini: deregolamentare la dispensazione dei farmaci di fascia C, è in sintesi il ragionamento dei sindaci, significa mettere a serio rischio la sopravvivenza delle piccole farmacie, uno dei pochi servizi ancora presenti nelle aree disperse dello Stivale. Conferma a Filodiretto Franca Biglio, presidente dell’Anpci e primo cittadino di Marsaglia, comune del cuneese di 284 abitanti.

Sindaco, i piccoli comuni scendono in campo accanto alle farmacie per dire no alla deregulation dei farmaci con ricetta. Perché?
Direi che è ovvio: la farmacia è un presidio e le farmacie rurali sono un presidio nel presidio: nelle nostre comunità, capita spesso che si vada dal farmacista prima ancora che dal medico di famiglia, perché non ci sono code da fare ed è più facile avere un consiglio o un suggerimento. Da tempo le piccole comunità sono minacciate dallo spopolamento e dalla desertificazione: se ne stanno andando anche gli uffici postali, che dicono di voler migliorare il servizio e poi stanno aperti un giorno ogni tre. Vogliamo allora che le farmacie rimangano dove sono e faremo ogni sforzo perché la loro presenza non venga messa in discussione. Affronteremo a muso duro chiunque si metterà in mezzo.

Il protocollo promette anche un’azione comune contro la legge Delrio…
Si tratta di un provvedimento irrazionale, incostituzionale e inapplicabile. Si costringono i comuni con meno di cinquemila abitanti ad accorpamenti in unioni o aree vaste con popolazione di almeno 10-15mila persone, agganciate alle città metropolitane o ai capoluoghi di provincia. In sostanza, le amministrazioni municipali scenderebbero da ottomila a tremila circa. E’ una legge che farebbe perdere a più di 15 milioni di italiani le loro radici culturali e storiche, per non parlare poi della perdita di rappresentatività che deriverebbe da tali fusioni. Un deficit di democrazia inaccettabile.

Vista dagli occhi dei cittadini, che cosa significherebbe?
Perderebbero tutti i loro servizi – trasporti, assistenza sociale e domiciliare, sanità e via di seguito – perché i comuni accorpati non sarebbero più in grado di erogarli. Ufficialmente l’obiettivo di questa legge è quello di razionalizzare e ridurre i costi dell’apparato amministrativo, ma non ci sarà nessun risparmio. (AS)

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