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Sulle farmacie pubbliche si allunga l’ombra della spending review

28/08/2014 01:31:42
Quella delle farmacie pubbliche è una presenza che oggi appare «difficilmente giustificabile», in virtù dello sviluppo raggiunto dalla rete delle farmacie private. Lo scrive a chiare lettere il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, nel Rapporto sulle società partecipate dai Comuni che lo stesso Cottarelli ha fatto avere al Governo in vista dell’approvazione del decreto Sblocca-Italia, in programma nel Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. La relazione, scaricabile dal sito ufficiale della spending review mette sotto la lente l’esteso universo delle “municipalizzate” per fare luce su bilanci e sostenibilità. Dal Rapporto, in particolare, emerge che più di una società su quattro (il 27%) non è redditizia, 143 hanno il patrimonio in rosso o raggiugono a malapena il pareggio e 1.250 sono inoperative e possono essere quindi chiuse da un giorno all’altro.
Un capitolo a parte è rappresentato dalle farmacie pubbliche, delle quali Cottarelli ricostruisce anche la storia. In tutto – dati Assofarm – sono 1.600 circa ma le partecipate dai comuni (ossia gestite mediante società miste) sono 182, cui vanno aggiunte dodici aziende della distribuzione farmaceutica all’ingrosso. E i loro conti non vanno bene, visto che nel Rapporto si parla di perdite lorde (pro quota, cioè in proporzione alla partecipazione azionaria) pari a sei milioni di euro.
A prescindere dai bilanci, poi, il Rapporto punta i riflettori anche sulle spese correnti che i comuni sostengono per le loro farmacie: in Abruzzo, per esempio, costano in un anno 6,4 euro ad abitante, in Friuli Venezia Giulia 10,7, nelle Marche 11,4, in Molise 12,5, in Umbria 15,7. E le differenze non dipendono dal numeri dei presidi, perché in Toscana (dove è ubicato il 20% delle farmacie comunali) le spese correnti ammontano a 5,8 euro per abitante.
E’ da queste cifre, dunque, che originano le perplessità di Cottarelli sull’opportunità che i comuni mantengano una presenza nella distribuzione del farmaco. Difficile che questi dubbi trovino già risposta nel decreto di venerdì prossimo, ma la spending review non si esaurirà certo nel solo Sblocca-Italia. Tant’è vero che in Assofarm si è già sul chi vive: «Avevamo incontrato il commissario prima delle ferie» spiega a Filodiretto il presidente dell’associazione, Venanzio Gizzi «perché sapevamo quale fosse il suo pensiero sul nostro comparto. Il Rapporto pubblicato martedì è critico, ma avrebbe potuto essere peggiore». Quanto a cifre e perdite, Assofarm conta di replicare con la sua recente ricerca sullo stato di salute delle farmacie pubbliche: «Abbiamo dimostrato che i nostri presidi portano ogni anno più di 150 milioni di euro nelle casse dei comuni» prosegue Gizzi «sarebbe insensato rinunciare di colpo a queste risorse. Quanto ai sei milioni di perdite di cui parla il Rapporto, sono quasi certamente tutti da riferire alla romana Farmacap, che è in pesante passivo perché vanta crediti dal comune per svariati milioni. La quasi totalità delle farmacie municipali è in attivo». (AS)

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