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Protocollo carenze, Tar Lazio respinge ricorso

28/12/2017 09:09:23
Il Protocollo sulle carenze firmato nel settembre 2016 da ministero della Salute, Aifa e filiera del farmaco non ha il valore di un provvedimento amministrativo e dunque non può essere impugnato. E’ quanto afferma la sentenza con la quale il Tar Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una ventina di farmacisti-grossisti contro Ministero, Agenzia del farmaco, Federfarma e le Regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia e Veneto. Depositata venerdì scorso, 22 dicembre, la decisione sancisce un pari e patta soltanto in apparenza, perché nelle motivazioni i giudici amministrativi ribadiscono comunque le conclusioni cui erano già arrivati in precedenza. Il Tar, in particolare, ricorda la sentenza 2703 del 22 febbraio scorso, dove si sancisce a chiare lettere che «non risultano ammissibili passaggi dal magazzino della farmacia a quello di grossisti, a prescindere dalla titolarità degli stessi, a titolo di compravendita o comunque oneroso».

Ma procediamo con ordine: il ricorso bocciato nei giorni scorsi era stato presentato un anno fa per impugnare il Protocollo sulla carenze nella parte in cui prescrive che «nell’ipotesi di farmacista titolare di autorizzazione alla distribuzione all’ingrosso, i farmaci acquistati dalla farmacia non possono che essere ceduti al pubblico e non anche ad altri grossisti». Nel giudizio, in cui sono intervenuti “ad opponendum” Fofi, Adf, Assofarm e Assoram, i farmacisti-grossisti avevano impugnato anche il verbale di ispezione redatto dai Nas nel novembre 2016 a carico di uno dei ricorrenti, verbale che nel gennaio successivo aveva portato all’apertura di un procedimento penale per violazione della normativa in materia di distribuzione farmaceutica.

Per i giudici amministrativi, come detto, il ricorso è inammissibile perché il Protocollo non è un provvedimento di natura amministrativa, ma «costituisce il punto di arrivo di un Tavolo tecnico sulle Indisponibilità istituto nel 2015 dall’Aifa e dal ministero della Salute, volto a sviluppare un progetto pilota di condivisione e di intensificazione delle attività di vigilanza sull’applicazione delle norme in materia di distribuzione dei farmaci». Nel documento, continuano i giudici, i firmatari si impegnano così a condividere il principio secondo il quale «i medicinali acquistati dalla farmacia utilizzando il codice univoco che la identifica debbono essere conservati nei magazzini annessi alla stessa e possono essere venduti solo al pubblico». Tale assunto, conclude il Tar, non vale a conferire al Protocollo la dignità del provvedimento amministrativo, e comunque il principio stesso era già stato esaminato (e avvallato nella sostanza) «con la sentenza 2703 del 22 febbraio 2017».

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