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Farmaci, i conti del Ssn tengono ma “scappa” la spesa di Asl e ospedali

29/09/2016 00:57:56
La governance che da circa un decennio ha messo le briglie alla spesa sanitaria pubblica funziona e dà risultati, tanto che negli ultimi cinque anni le uscite del Ssn sono rimaste sostanzialmente stabili, con tassi di crescita annuali attorno allo 0,1%. Sotto la crosta solidificata dei conti, tuttavia, cresce la pressione della spesa farmaceutica di ospedali e distribuzione diretta-dpc, che soltanto nel 2015 si espande del 20%. E’ quanto si legge nel Terzo rapporto della Ragioneria generale dello Stato (Rgs) sulla spesa sanitaria, il documento che dal 2014 fotografa annualmente cifre e bilanci della Sanità pubblica. Le evidenze d’insieme sono positive: non senza sacrifici, la spesa per il Ssn è un cavallo ormai “domato”, perché da tassi di crescita annui di quasi il 7% nel periodo 2002-2005 si è progressivamente scesi fino a incrementi medi dello 0,1% negli anni 2011-2015.

Se il cavallo è domato, avvertono però i tecnici della Ragioneria, non significa che non ci siano più margini per ulteriori interventi. Sotto la crosta delle macrocifre, infatti, si agitano alcune poste di bilancio dalle dinamiche in controtendenza rispetto alle medie generali. Il caso più eclatante è quello della spesa farmaceutica sostenuta dalle strutture pubbliche (ossia ospedaliera più diretta-dpc): la voce contabile in cui è ricompresa, quella dei costi intermedi, ha rappresentato nel 2015 il 27,6% della spesa sanitaria globale, quando nel 2000 non pesava per più del 18,7% (vedi tabella a lato, clic per ingrandire). E a “tirare” sono per l’appunto i farmaci acquistati da ospedali e Asl, la cui spesa mostra nel periodo 2006-2010 un tasso di crescita annuo del 12,3%. E’ una tendenza che rivela qualche raffreddamento rispetto agli anni 2003-2005 (quando l’incremento medio era del 17,4%) ma si tratta soltanto di un effetto contabile, perché in realtà l’incidenza di ospedaliera+diretta sulla spesa sanitaria totale cresce, dal 4,3% del 2005 al 6,7% del 2010. In altri termini, la spesa farmaceutica di ospedali e Asl rallenta negli anni la propria crescita, ma le altre voci calano in modo molto più consistente.

Qualche esempio? La spesa per i redditi da lavoro dipendente (del Ssn) e la spesa farmaceutica convenzionata: per il Rapporto le due voci che più hanno contribuito «al contenimento della dinamica della spesa complessiva». La prima, in particolare, scende da un tasso di incremento medio annuo del 4,8% nel periodo 2003-2005 al 2,9% nel 2006-2010; in altri termini, dal 2005 la spesa per il personale mostra un’incidenza sulla spesa sanitaria globale stabilizzata al 33%. La spesa farmaceutica convenzionata, dal canto suo, passa da un tasso di crescita annuo del 6,3% nel 2001-2005 a un decremento medio dell’1,6% negli anni 2006-2010, per scendere ancora al -5,3% nel periodo 2001-2015. Risultato, l’incidenza della farmaceutica convenzionata sulla spesa Ssn totale cala dal 12,8% del 2000 al 7,4% del 2015. «Tale risultato» commenta il Rapporto «scaturisce essenzialmente dagli strumenti di monitoraggio e di governance della spesa progressivamente introdotti nel tempo»: in testa payback, ricetta elettronica e sistema Tessera sanitaria. Ma se il sistema funziona, perché le Regioni continuano a sottrarre farmaci alla distribuzione convenzionata? (AS)

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