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Dall Pgeu un’altra confutazione delle liberalizzazioni

30/03/2016 04:32:10
La farmacia italiana è ai primissimi posti tra i Paesi europei per dotazione di personale laureato: in media si contano 3,9 camici bianchi per punto vendita, subito dietro ai 4,18 delle farmacie austriache e ben davanti ai 3,47 del Lussemburgo (3,47), che completa il podio. A debita distanza si piazzano le farmacie dei nostri principali vicini: la Francia è sesta (2,47), la Germania settima (2,44), il Regno Unito undicesimo (2,17), la Spagna dodicesima (2,16).
I dati arrivano dall’edizione 2015 del consueto Report annuale del Pgeu, l’associazione che a Bruxelles rappresenta le farmacie del territorio di 34 Paesi tra Stati membri e candidati. Anche in questa occasione, il Rapporto propone alcune analisi statistiche utili a fotografare la realtà della farmacia nei diversi Paesi dell’Unione: numero dei punti vendita, distribuzione, incidenza di laureati eccetera. E il dato più eclatante, come detto, è quello del numero di farmacisti disponibile mediamente in ogni punto vendita: quasi quattro per farmacia, compreso il o i titolari; uno e mezzo in più rispetto alla Germania, Paese spesso citato da chi vorrebbe liberalizzare o rivoluzionare il servizio farmaceutico di casa nostra, e quasi due in più rispetto al Regno Unito, altro presunto modello da seguire. E visto che organici più estesi portano a un servizio professionalmente migliore, non si può non pensare a quello che a loro tempo dissero Corte di giustizia Ue e Corte costituzionale: pianta organica ed esclusiva sul farmaco con ricetta rappresentano il corrispettivo che il legislatore riconosce alle farmacie in cambio del servizio altamente qualificato che tali esercizi erogano. Il Report del Pgeu non fa altro che fornire una piccola “misura” di tale livello qualitativo.

Ma i dati del Pgeu sconfessano anche altri luoghi comuni dei liberalizzatori di casa nostra. La cui ricetta, più punti vendita uguale più concorrenza, continua a essere smentita dai fatti: in Italia, dice il Pgeu, ci sono 29,55 farmacie ogni 100mila abitanti; si dovrebbe supporre che nei Paesi notoriamente più aperti alla concorrenza il tasso sia più alto, invece è vero il contrario: nel Regno Unito (la patria del liberismo) ci sono solo 22,16 farmacie ogni 100mila abitanti, in Germania (dove non esiste pianificazione delle sedi) 24,69, in Svezia e Norvegia (altri due Paesi dove di recente è scattata una liberalizzazione radicale) 14,05 e 15,23 rispettivamente. Conclusione: a giudicare dal numero dei punti vendita, in Italia c’è molta più concorrenza che nei Paesi dove si rispetta il verbo liberista. (AS)

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